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Diario delle mie letture, Partanna 28/06/2015

Diario delle mie letture, Partanna 28/06/2015
28 giugno
18:38 2015

zen e cerimonia tè - CopiaPartanna…

Alle pagine di un diario si confessano tutte le debolezze, i momenti intimi perché è questo un modo per esorcizzarle. Non so cucinare! Ho considerato questo punto debole della mia esistenza irrilevante anche quando vivevo da solo ed ero costretto a cucinarmi per sopravvivere. So fare il caffè, l’uovo fritto, qualche primo, la carne arrostita, a volte una pasta asciutta con lo zucchero al posto del sale. Nutro però una salda passione per il tè, a casa lo preparo sia d’inverno che d’estate che servo freddo con qualche foglia di mentuccia. Negli ultimi mesi ho avuto la possibilità di usufruire di una consistente scorta di tè inglese che è risaputo essere tra i migliori in vendita grazie ai trascorsi coloniali di una nazione che ha goduto della sua potenza imperiale sfruttando i piaceri più raffinati, come quello di bere una tazza di tè preferibilmente, come prescrive la tradizione anglosassone, alle cinque del pomeriggio. Abbiamo sempre pensato nella nostra superbia occidentale che la tradizione del tè fosse legata alla cultura inglese, che questo aspetto rendesse ancor più nobile e raffinata la cultura anglosassone. Ho vissuto questa cosa per molto tempo come tanti di noi pensando che bere una tazza di tè alle cinque del pomeriggio in compagnia di amici fosse una grande sciccheria, ai tempi del liceo avevo una compagna di classe che organizzava spesso, nel salotto dei genitori, cerimonie di questo tipo; era una appassionata della lingua inglese e in effetti il suo futuro le ha riservato una laurea in lingue. Sono queste le motivazioni inconsce che mi hanno spinto a prendere in mano un libro pubblicato dalla Feltrinelli che s’intitola “Lo Zen e la cerimonia del tè(nella foto a destra la copertina del libro). Debbo dire che il titolo in altri momenti mi avrebbe spinto a desistere dalla lettura di un genere di opere letterarie che vanno di moda in questo periodo e associano alla religione e alla cultura orientale qualsiasi cosa, la motocicletta, la bicicletta, il cibo, nel tentativo di acchiappare la curiosità del lettore che ha una scarsa conoscenza di questo universo. Il nome dell’autore, di origine giapponese, mi ha in parte rassicurato che il libro non fosse soltanto un’iniziativa editoriale ma un tentativo di far conoscere aspetti della cultura orientale che da questa parte del mondo sconosciamo. Il libro è scritto bene, la lettura scorre piacevolmente, perché sono banditi i fronzoli, mentre gli approfondimenti sono demandati alle note poste alla fine del libro. È una forma di saggio storico sull’arte del tè in Cina, Giappone e in India. L’autore, infatti, parte dall’assunto che gli occidentali sono ancora distanti anni luce dalla comprensione di una cultura che ha principi filosofici e religiosi che affondano le loro radici nella notte dei tempi su presupposti completamente differenti dalla cultura occidentale. Kakuzo Okakura condanna infatti duramente il periodo in cui, sotto la colonizzazione e subito dopo, cinesi e giapponesi hanno abbandonato l’arte e la cultura orientale per seguire acriticamente e con stupido entusiasmo il processo di occidentalizzazione. La tesi sostenuta dallo studioso giapponese ci fa capire come l’arte del tè in Cina e Giappone nei secoli sia stata un elemento fondamentale della cultura orientale, profondamente legata alla filosofia e alla religione. Si parla ad un certo punto di Teismo, una sorta di religione legata al tè, perché vengono sostanzialmente individuate tre fasi nella storia dell’Oriente, rispettivamente segnate da Buddismo, Confucianesimo e Taoismo. Le parti più belle del libro riguardano la descrizione della cerimonia del tè, la stanza del tè e il giardino, elementi fondamentali affinché il culto del tè si compia in maniera perfetta.

Consiglio vivamente la lettura di questo libro magari in una stanza della casa che si affacci sul verde di un giardino pieno di fiori oppure in un luogo addobbato con fiori freschi che richiamino l’essenza dell’ uomo e della natura, sorseggiando una catartica tazza di tè.

Vincenzo Piccione

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