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Diario delle mie letture, Partanna 04/08/2015

Diario delle mie letture, Partanna 04/08/2015
04 agosto
15:21 2015

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Capita in questi primi giorni di agosto di scorrere le classifiche dei libri più venduti nelle terze pagine dei giornali, ci troverete sicuramente un titolo di un giovane scrittore italiano, Antonio Manzini, che peraltro è anche attore e regista e che ultimamente ha pubblicato ben quattro titoli di successo sotto l’attenta cura della casa editrice palermitana, Sellerio. Antonio Manzini si è inventato un personaggio davvero interessante, un commissario dai modi non del tutto regolari,una vita incasinata, insomma un antieroe come nella migliore tradizione del giallo. La sua età sembra indefinita, probabile tra i quaranta e i cinquanta, nell’ultima avventura è vedovo, fuma regolarmente negli uffici della questura di Aosta le canne, e risolve tutto quello che di losco c’è da scoprire, persino in una realtà come la città di Aosta che fino a qualche anno fa sembrava immune alla delinquenza e alle infiltrazioni mafiose ma che ora vede profilarsi la lunga mano della Ndrangheta infilarsi nelle attività economiche più importanti della regione. Il nostro Commissario si chiama Rocco Schiavone, è stato da poco trasferito ad Aosta, proviene da Roma dove ha lasciato delle amicizie non proprio sulla linea della legalità e un passato che lo verrà a trovare persino nella Val d’Aosta. In questa ultima avventura è accompagnato da una fedele cagna, Lupa, che lo attende festosa ad ogni suo rientro a casa. Il commissario Schiavone sembra avere più case, anche per ragioni legate alla narrazione, come avrete modo di scoprire leggendo il libro e gli altri tre titoli che lo hanno preceduto, “Pista nera”, ” La costola di Adamo” e “Non è stagione”. Scorrendo le pagine di questo piacevole romanzo più volte ho tentato di associare Rocco Schiavone ad altri investigatori celebri della letteratura gialla. Il primo pensiero è andato a Salvo Montalbano di Camilleri, molte cose li rendono differenti a partire dal fatto che l’investigatore siciliano non è sposato e credo mai fumerebbe una canna. Tuttavia ho avuto l’impressione che Camilleri e Manzini utilizzino gli stessi ingredienti per una ricetta differente e un risultato piacevole da gustare. Rocco è in preda alla solitudine e alla malinconia e i paesaggi che lo accompagnano anche in assenza delle nebbie parigine e belghe introducono un’incantevole dose di poesia. Legge pochi libri, ma quei pochi che possiede li abbandona facilmente, come dire li brucia alla maniera di Pepe Carvalho di Manuel Vasquez de Montalban. Bene, adesso bando alle ciance correte in libreria, e mi permetto di suggerire, dal mio amico Giovanni Tigri che i libri della Sellerio li tiene proprio in bella vista sul bancone vicino alle cose che più facilmente possono essere vendute e acquistate. È un’occasione buona per acquistare un buon libro e per augurare al nostro eroico libraio una veloce guarigione.

Vincenzo Piccione

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