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Diario delle mie letture, Partanna 05/10/2015

Diario delle mie letture, Partanna 05/10/2015
05 ottobre
09:38 2015

il console marco vichiPartanna…

Il libro che ho appena finito di leggere mi ha ancora una volta sorpreso assieme al suo autore Marco Vichi che pubblica per la casa editrice Guanda una serie di gialli di cui il protagonista è il Commissario Bordelli che risolve casi difficili in una Firenze degli anni sessanta. Innanzitutto non si tratta di un giallo,”Il console(nella foto a destra la copertina del libro) è una storia ambientata nella Roma imperiale del primo secolo dopo Cristo, sotto il principe Tiberio, uno dei più illuminati imperatori romani, l’unico a mantenere saldo lo splendore del periodo aureo di Augusto. E’ un romanzo inconsueto, si tratta di narrativa perché in qualche modo viene raccontata una storia: l’incontro tra il console di Samaria e Lena, una schiava avvenente, nelle stanze della villa imperiale di Tiberio nell’isola di Capri, dove il principe spesso risiedeva ed esercitava il suo potere lontano da Roma. L’autore, però, ha scelto la forma di una lunga lettera in cui il console romano, ormai vecchio, scrive alla lontana e più giovane sorella che si trova nella Britannia, raccontandogli un segreto nascosto per tutta la vita, appunto questo particolare incontro. Lena infatti è una schiava prostituta convertita al cristianesimo. È il vero argomento centrale del libro, la preannunciata fine dell’impero romano, di cui i preamboli si creano proprio all’inizio della sua diffusione nell’impero. Agli occhi del vecchio console che ormai vive sotto il principato di Nerone e assiste all’incendio di Roma e alle prime persecuzioni dei cristiani, la luce sul volto della schiava, la sicurezza con cui affronta il suo destino sono tutti segni di un futuro tragico per Roma. Lo dice apertamente alla sorella: i cristiani conquisteranno Roma senza le armi ma con la loro fede. Confesso che nelle prime quaranta pagine ho fatto difficoltà a leggere, pensavo che si trattasse della centomilionesima opera pseudo storica che tentasse di raccontare la vita di Gesù Cristo nella sua dimensione secolare. Il racconto di questa parte è affidato alla voce di un secondo narratore interno, la stessa schiava Lena, uscita trasformata dall’incontro con il Nazareno. Ma è stato un episodio marginale raccontato nella parte centrale della lettera ad aprirmi gli occhi sullo scopo reale del testo e del suo modello di riferimento. È il principio di humanitas tanto caro ai romani da farne un caposaldo dei mos maiorum di cui vuole parlarci Marco Vichi. Un tema di estrema attualità anche oggi, che lega la cultura romana a quella cristiana. Si leggono tra le righe Seneca e le sue lettere al giovane amico siciliano Lucilio che nel testo è la giovane sorella del console, Druisilla. Ricordiamocelo quando incontriamo uno degli ultimi, un immigrato, un profugo, un diseredato, un infelice, un povero o un malato, ora come allora ricorriamo alle parole di Seneca, che visse appunto nello stesso periodo del console di Samaria: “Servi sunt immo homines servi sunt.’Immo humiles amici. ‘Servi sunt.’ Immo conservi, si cogitaveris tantundem in utrosque licere fortunae.”( Lettere a Lucilio 47).

Vincenzo Piccione

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