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Diario delle mie letture, “La stranezza che ho nella testa”

Diario delle mie letture, “La stranezza che ho nella testa”
07 maggio
14:42 2016

Il libro di cui voglio parlarvi questa volta ha un titolo particolare, “La stranezza che ho nella testa(nella foto la copertina del libro), che continuo a rigirarmi tra i pensieri, non solo perché mi è  parecchio piaciuto, ma anche perché mentre leggevo le pagine di quest’ultimo romanzo dello scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura di qualche anno fa, pagina dopo pagina ho cercato di coglierne il senso più profondo senza che ci riuscissi per davvero. Non so se la casa editrice Einaudi, che ha pubblicato il libro in Italia, abbia fatto una traduzione letterale del titolo originale ma so per certo che questo titolo è già da solo un vero incipit. Si narra la storia di una famiglia che dall’entroterra si trasferisce nella grande e caotica città di Istanbul per cercare la promozione culturale, sociale ed economica. L’intreccio della lunga narrazione che si sviluppa per centinaia di pagine presenta le vite di parecchi personaggi appartenenti nella maggior parte dei casi al gruppo di immigrati provenienti dallo stesso villaggio di origine del personaggio principale e voce narrante del libro. I nuovi istanbulioti che ora vivono nei quartieri degradati e abusivi della città mostrano l’evolversi di un’umanità che subisce in quasi un secolo di storia del novecento fin quasi ai giorni nostri la metamorfosi di una città, della sua architettura, della sua cultura, delle sue tradizioni e del suo modo di vivere la religione. Il nostro eroe, non è affatto un eroe, ma tifiamo lo stesso per lui, perché sembra non azzeccarne una. La parte iniziale del romanzo da il via ad una serie di disavventure che segnano una vita quasi alla soglia della povertà del personaggio principale dell’opera, Mevlut Karataş, venditore di boza. È proprio questa bevanda tradizionale turca, che sostituisce il vino per i musulmani, ad essere la chiave narrativa dell’opera. Il mestiere di venditore di boza permette al nostro amato Melvut di percorrere sera dopo sera le vie e i quartieri di Istanbul e di assistere ai suoi cambiamenti, di entrare nelle case  e di conoscere la gente di questa città pacifica e violenta al contempo, tollerante e razzista tutta in una volta. La vita di Melvut è davvero strana fin dal rapimento della sua futura moglie che incontra in un matrimonio. Un lungo corteggiamento attraverso decine di lettere per poi scoprire di aver rapito la sorella maggiore di cui si innamora profondamente nonostante l’inganno della sorte o degli uomini. È questa la stranezza che Melvut ha nella testa, vivere una vita sempre diversa da come avrebbe desiderato, non scendere mai a quei compromessi che forse avrebbero migliorato l’esistenza della sua famiglia. Un grande romanzo quello di Orhan Pamuk, anche se le nostre abitudini moderne che ci costringono a letture veloci o superficiali, potrebbero mostrarcelo lungo e a tratti noioso. Orhan Pamuk si mostra ancora una volta un grande scrittore e lo fa scrivendo sempre la stessa storia, che è l’epopea di una delle più belle e antiche città del mondo. La religione, la politica e il fanatismo rendono oggi questi splendidi luoghi quasi impossibili da visitare, per fortuna la letteratura ci permette di compiere in sicurezza viaggi altrimenti impossibili.

Vincenzo Piccione

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