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Massoneria e mafia, nella relazione della Commissione anche Castelvetrano

Massoneria e mafia, nella relazione della Commissione anche Castelvetrano
23 dicembre
10:25 2017

“Esiste un interesse delle associazioni mafiose verso la massoneria fino a lasciare ritenere a taluno che le due entità siano divenute una cosa sola. Ciò non significa criminalizzare le obbedienze”. Questo quanto dichiarato da Rosy Bindi, presidente della commissione antimafia che nei giorni scorsi ha presentato la relazione della commissione di Palazzo San Macuto sulla massoneria. Le persone oggi indicate dalla Direziona nazionale antimafia, iscritte in varie procedimenti penali e facenti parte della massoneria sono 193. A questi si aggiunge un alto numero di soggetti che pur non indagati e condannati sono un anello di congiunzione tra mafia e massoneria. Tutto diventa più complicato a dire della Bindi quando negli elenchi non è possibile risalire alla esatte identificazione delle persone poiché le generalità sono incomplete o vaghe. Preoccupante diviene quindi il “patto” di fratellanza tra i membri delle logge che in questi casi, quindi nella massoneria deviata potrebbe trasformarsi in una solidarietà tra componenti per tutelare interessi che nulla hanno a che vedere con le finalità della loggia ma piuttosto mirano alla salvaguardia di altri interessi e di posizioni di potere e al “condizionamento dell’azione dei pubblici poteri a sfondo di corruzione”.

Accade così che ad esempio a Castelvetrano, secondo quanto emerge da una missione  effettuata a Palermo e a Trapani dalla Commissione nel luglio 2016, siano stati dei massoni 4 assessori su 5 e 7 consiglieri su30 e che 6 logge su 19 operano nell’intera provincia di Trapani e nell’amministrazione comunale della cittadina. “Nella relazione – spiega la Bindi –  si evidenzia anche che i fatti di Castelvetrano fanno il paio con le indagini delle autorità siciliana e calabrese, queste ultime sfociate nei procedimenti “morgana mammasantissima e Saggezza. In tutti i casi si evidenziano recenti episodi di infiltrazione mafiosa nella massoneria e si attualizzano gravi fatti del passato “che lasciavano supporre l’esistenza delle infiltrazioni di Cosa nostra e della ‘ndrangheta nella massoneria”.

Un legame tra mafia e massoneria che parte da lontano e che è rintracciabile gia nelle stagione delle stragi e che oggi non si è ancora sciolto.

Sempre nel trapanese, la mafia ha avuto un ruolo significativo nel sistema bancario come nel caso della Banca di credito cooperativo di Paceco “Senatore Pietro Grammatico” dove 11 persone erano coinvolte nella criminalità organizzata e facevano parte di una loggia massonica Goi.

Mentre in Calabria forte è la presenza di massoni all’interno delle Asl di Locri e Cosenza.

Che la convivenza tra mafia e massoneria è possibile è confermato anche dal pentito Francesco Campanella, colui che falsificò la carta di identità di Bernando Provenzano per consentire il suo viaggio in Francia. Campanella sin da giovane faceva ( e fa ) parte sia di una loggia massonica che del gruppo mafioso palermitano senza che la cosa osteggiata nè dall’una nè dell’altra parte.

Tra le soluzioni al contrasto di queste pericolose affiliazioni la commissione propone la modifica della legge Anselmi, ossia vietare la segretezza delle informazioni e di estendere a magistrati, militari di carriera in servizio attivo, funzionari ed agenti di polizia, rappresentanti consolari all’estero oltre al divieto di iscrizione ai partiti politici, già previsto, anche “il divieto ad aderire ad associazioni che richiedano, per l’adesione, la prestazione di un giuramento che contrasti con i doveri d’ufficio o impongano vincoli di subordinazione”, considerato anche che essi prestano fedeltà assoluta alle istituzioni repubblicane.

fonte Fatto Quotidiano

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