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I Triscinari e il gioco burocratico: l’assurda proposta degli abusivi per salvare le case dalle ruspe

I Triscinari e il gioco burocratico: l’assurda proposta degli abusivi per salvare le case dalle ruspe
23 gennaio
13:28 2018

Nessun dietrofront sulle demolizioni delle case a Triscina di Selinunte. Il caso, più volte evidenziato dai media nazionali, è ormai noto in tutta Italia. Quella degli abbattimenti di certo non è neppure una vicenda nuova in Sicilia – e che spesso come accaduto a Licata, Palma di Montechiaro, Ragusa e altre città – è diventata mezzo di strumentalizzazioni politiche e biechi interessi elettorali. Tra una sanatoria e l’altra (1985-1993-2003), promessa durante le campagne elettorali dall’aspirante parlamentare regionale di turno, i cittadini hanno avuto anche la possibilità regolarizzare l’illegalità.

Ma si sa che la Sicilia è la terra delle contraddizioni e così, oggi a Triscina, ad essere abbattute non saranno tutte le case sorte a 150 metri dalla battigia (circa 1.900 abitazioni), ma solo quelle non sanate. Sì, perché proprio in Sicilia, dove si gode di competenza esclusiva in materia di governo del territorio, i tentativi di rimediare alle “irregolarità urbanistiche” ci sono state fino allo scorso anno. Tentativi ormai da anni “sventati” dalla Corte Costituzionale che ritiene ogni volta le norme formulate «un’ipotesi di eccesso di potere legislativo», in contrasto «con i parametri costituzionali che regolano la formazione delle leggi».
Non si dica che il tentativo del legislatore siciliano sia quello di fare il “furbo”, piuttosto che voglia evitare migliaia di contenziosi alle amministrazioni. È probabilmente dello stesso parere era l’ex sindaco Errante (che si basava sulla flessibilità del piano urbanistico), le cui buone intenzioni però non sono state captate dalla commissione di indagine. È così anche il rilascio indiscriminato di numerose concessioni edilizie – tra cui a persone vicine ad ambienti della criminalità organizzata – che ha portato la commissione di indagine allo scioglimento del Comune. L’abusivismo edilizio, è stata quindi una delle cause!!! 

Tutto si svolgeva con la massima serenità, come se fosse una cosa regolare. Per alcuni immobili addirittura sono stati effettuati atti di compravendita con rogito formalizzato dal notaio.
I “Triscinari abusivi” vogliono tanto staccarsi di dosso il bollino di paese mafioso, per poi nell’abusivismo non vedere nulla di grave. L’idea di una società costruita sul rispetto della legge, sulla buona amministrazione, sulla lotta alla corruzione ed alle mafie che viene portata avanti in questi mesi dal commissario Caccamo, sembra non essere recepita, anzi stranisce e così il problema primario a Castelvetrano non è l’illegalità, ma la spazzatura nelle strade. Quasi a volere minimizzare il problema dell’abusivismo, ad eluderlo per non volere ammettere lo scempio.
Perché come si dice: “e che ci fa? Tanto qua si è fatto sempre così!”
La consuetudine che diventa normalità.

Indirettamente è come invitare il Commissario a non tenere conto della legge. E in maniera quasi surreale i triscinari c’hanno anche provato. Uno dei tentativi è stato addirittura fatto con una lettera scritta da un sedicente bambino, che così si rivolge all’ufficiale di Governo: “I miei genitori mi hanno detto che tu vuoi distruggere la mia casa. Io mi diverto perchè vado sempre al mare con la mia famiglia, c’è la spiaggia e io gioco con i miei amici. Perchè vuoi distruggere la casa al mare? Io voglio che tu non la distruggi….
Ci si auspica che colui che rappresenta la legalità, ossia il Commisario, venga visto dai bambini – futuri cittadini – non come un orco cattivo, ma come un uomo dalla schiena dritta.

I tentativi, rassicura qualcuno, non sono quelli di impietosire il commissario, ma dire che quelle case sono state costruite con sacrifici e che molti ne piangeranno le conseguenze, per finire con la consueta domanda: dove sono stati i controllori? Invocando quindi la presenza delle istituzioni.
È ovvio che i cittadini non sono i soli responsabili di tale disastro e che il tutto si è svolto in alone di “complicità” istituzionale e politica, perpetrata con la costruzione di reti fognarie, strade e il coinvolgimento di professionisti vari, dentro e fuori gli uffici comunali.

Tra chi cerca di evitare le demolizioni, c’è addirittura chi propone una soluzione alla “Montecarlo”, una soluzione apparentemente ideale che eviterebbe, secondo alcuni, sgraditi cameraman e le solite promesse elettorali. Creerebbe finanche turismo e posti di lavoro. In breve, la proposta sarebbe quella di allontanare la costa dalle case, posizionando dei frangiflutti ed eseguendo un opportuno “ripascimento” del litorale. In poche parole, si tratterebbe di modificare l’assetto naturale della spiaggia per salvaguardare i beni materiali, abusivi e irregolari dell’uomo.

Ma c’è di più. Il litorale, ci scrivono, sarebbe “facilmente realizzabile ed interamente finanziabile con i fondi regionali Siciliani, 77 milioni e 500 mila euro, messi a disposizione proprio per la lotta all’erosione ed il ripascimento dei litorali, il tutto quindi senza debiti per il Comune e spese da parte dei proprietari”. In pratica verrebbero utilizzati soldi pubblici appartenenti ad un fondo di necessità per la salvaguardia di luoghi a tutela del territorio marino. Soldi pubblici che verrebbero quindi tolti ad altre città che rischiano di perdere per cause naturali (o quasi) un patrimonio ambientale per essere destinati alla tutela delle case vacanza degli abusivi che, magari pur avendone la possibilità, negli ultimi anni non hanno neanche tentato di sanare la propria casa. E chi doveva dirlo che nel paese chiamato “dello Zio Matteo”, qualcuno si sarebbe permesso di tentare ripristinare la legalità e di fare i controlli!?
Ma continuando… I sostenitori di questa tesi ritengono inoltre che “le opere di ripristino sono realizzabili utilizzando la nuova tecnologia degli attenuatori d’onda, in sostituzione dei vecchi “massi” di cemento messi in mare, più o meno alla rinfusa. Ciò permetterebbe anche il ripascimento del litorale ed una sua maggiore fruizione ai fini turistici”.

Peccato che ci si dimentica la legge 12 giugno 1976 n° 78 che vieta proprio le costruzioni a 150 metri dal mare – con il vincolo di inedificabilità assoluta – sia nata come una legge sul turismo e non una norma urbanistica.
Intanto gli abusivi, riuniti in un comitato, difendono ovviamente le loro case tentando tramite un tavolo tecnico, composto da legali e di professionisti che si occupano di urbanistica, di far valere quei princìpi nati dal gioco burocratico tra leggi statali e autonomia siciliana e non bacchettati dalla Corte costituzionale.

È inutile dire che molti sperano anche che il Commissario vada a casa e venga sostituito con qualcuno dalla mente più “elastica”. Le case abusive, con una paradossale felicità, verrebbero così salvate in barba ai castelvetranesi che hanno sempre rispettato le regole. Ma la domanda è: i “triscinari abusivi” avranno capito la lezione di questa storia? Riusciranno ad ammettere con se stessi che quelle case sono frutto dell’illegalità? Ma soprattutto, capiranno che volendo puntare al futuro del paese, al benessere sociale ed economico, devono essere loro stessi le sentinelle della legalità e pretendere il rispetto delle regole a partire da se stessi e dagli altri?

Nata a Salemi, giornalista, ha studiato scienze politiche e delle relazioni internazionali. Crede nel giornalismo d’inchiesta e a quello di strada tra la persone e per le persone. Collabora con “Belice c’è” e ha fondato una rivista sull’eterno femminino. È stata corrispondente del Giornale di Sicilia e ha collaborato con Telejato e Report. Ama la politica, la natura e andare oltre le apparenze.

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