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Conferenza sui rifiuti in provincia, arriva la conferma: l’impianto di Gallitello è un inceneritore

Conferenza sui rifiuti in provincia, arriva la conferma: l’impianto di Gallitello è un inceneritore
02 marzo
11:57 2018

Ultima in Italia per smaltimento dei rifiuti. La Sicilia è l’ultima regione nella classifica italiana della differenziata. Il tasso di rifiuti differenziati, stando alle stime non raggiungerebbe neanche il 20 per cento. Una criticità che, in ultimo, ha come conseguenza il trasporto dei rifiuti all’estero. Ma qual è l’attuale  situazione sulla gestione della spazzatura a livello provinciale? Quali sono gli impianti utili al territorio? E soprattutto cosa prevede il progetto dell’impianto a biomasse di Gallitello?

Sono stati numerosi i quesiti e i responsi emersi durante la “Conferenza sui Rifiuti in Provincia di Trapani” tenutasi il 19 febbraio a Calatafimi- Segesta. Un panel di esperti tra cui il dottor Eugenio Cottone (Legambiente Sicilia), Massimo Fundarò (Presidente Associazione Ecò), Enzo Favoino (Comitato Scientifico Rifiuti Zero), Enzo Novara (Funzionario SRR TP Sud), Aurelio Angelini (Professore di Sociologia dell’ambiente); Valentina Palmeri e Giampiero Trizzino (IV Commissione Ambiente ARS), Don Giovanni Mucaria (Rettore Santuario del Giubino) ha rappresentato l’attuale scenario sulla gestione dei rifiuti non mancando di specificare le valide alternative impiantistiche anche per il trattamento dei rifiuti solidi urbani, ossia l’indifferenziato.

La serata è stata organizzata dal comitato “No gassificatore-inceneritore” un gruppo apolitico, formato da cittadini di Calatafimi e dei Comuni limitrofi (Vita, Salemi, Gibellina), nato a seguito delle anomalie riscontrate nel progetto e nell’iter procedurale dell’impianto a biomasse, proposto da Solgesta per la zona di Gallitello, (analizzate in un precedente articolo).

Massimo Fundarò

Proprio l’impianto, che da settimane riscalda gli animi di molti, è stato uno dei temi più discussi e al centro delle argomentazioni dei vari esperti. Proprio sull’impianto è arrivata l’ulteriore conferma: si tratta di un inceneritore!

Un impianto, come ha sottolineato Eugenio Cottone, per il quale da parte della società “è stata avviata una procedura completamente illegittima, priva dei requisiti di garanzia”, sul quale è stata fatta una analisi superficiale da parte di chi doveva rilasciare i pareri (il Comune) per poi scoprire che “supera di quattro volte la soglia minima prevista” dalle norme e scatta l’obbligo di richiedere la VIA ( Valutazione di Impatto Ambientale ) e non la meno stringente AIA (Autorizzazione Integrale Ambientale). Proprio Cottone, era stato uno degli esperti interpellati (dopo i malumori cittadini), dall’amministrazione Comunale la quale come è noto, pur avendo il progetto completo depositato e potendo rendersi conto delle varie “anomalie” , non aveva esitato a rilasciare alla ditta Solgesta il parere favorevole alla sua nascita. Cottone, probabilmente contro ogni aspettativa del primo cittadino ha poi espresso un parere contrario, portando il Comune a tornare sui suoi passi.

Una movenza definita da Massimo Fundarò come il tipico atteggiamento di “chi è stato colto con le mani nella marmellata”. Analizzando le varie fasi di queste ultime settimane dell’iter di un “progetto irregolare”, ha anche ribadito le contraddizioni dietro la scelta del comune di chiedere il parere ad un esperto in postumo alle autorizzazioni. Contraddizioni che emergono anche sul piano del risparmio. L’impianto di compostaggio (n.d.r aerobico con produzione di compost di qualità) in area confiscata alla mafia, inserito nel Patto per il Sud, già finanziato porterebbe al Comune un risparmio di ben 120 mila euro l’anno mentre il famoso impianto a Biometano, di natura privatistica solo di 40 mila euro. I 120 mila euro annui alle casse del comune di Calatafimi, determinerebbero un notevole abbassamento dei costi di conferimento (sicuramente intorno a 80 euro a tonnellata) dell’organico a tutti gli altri comuni della provincia che oggi pagano circa 120 euro a tonnellata. Ma non solo, spiega Fundarò, non esistono impianti di questo tipo che non creano inquinamento. Non esistono filtri per le nano particelle le quali una volta sprigionate andrebbero a compromettere l’agricoltura locale, dando un colpo mortale alle aziende biologiche del territorio con ripercussioni sul piano della salute minacciata da tumori e leucemie, “una pazzia, – afferma – che non possiamo consentire”.

Sul piano strettamente economico si è soffermato Enzo Novara della “Trapani sud” il quale ha posto l’attenzione sulle piattaforme Conai che garantiscono anche dei ritorni finanziari, specificando che, se tutti i Comuni raggiungessero la quota del 65 per cento di differenziata, con l’impianto con trattamento meccanico-biologico (TMB) per il trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati (oltretutto già autorizzato nel 2013) e un altro impianto di compost anaerobico, la piattaforma di Trapani avrebbe una sopravvivenza di altri 10-12 anni. Il tutto andrebbe però inserito nella pianificazione regionale, senza la quale il sistema va in tilt. Un concetto quest’ultimo rimarcato dal professore Aurelio Angelini il quale ha ribadito come la situazione in Sicilia sia identica a 20 anni fa, con una regione che dipende per il 70 cento delle materie prime da paesi terzi ma non solo: “la Sicilia – spiega – è rimasta fuori dal trend di crescita che ha riguardato tutto il paese e a causa di una menzogna sul progetto di pianificazione dato bugiardamente per fatto dal governo regionale precedente, l’Europa scoperto l’inganno ha revocato i finanziamenti. Da rifare, oggi, sono anche gli impianti per il compost poiché quelli esistenti sono farlocchi rendendo l’umido che vi entra non ‘riutilizzabile’”.

Aurelio Angelini

Proprio la mancanza di pianificazione da parte dei vari governi siciliani che si sono succeduti negli ultimi anni, è stato uno dei punti focali del dibattito, una mancanza che non soltanto porta da tempo gli enti territoriali ad agire (volutamente) in emergenza, con gravi conseguenze igienico sanitarie ma che vessa i  cittadini sul piano economico, costringendoli a pagare in bolletta costi di smaltimento straordinari, in ultimo, a causa della mancanza di adeguati impianti di trattamento e di discariche valide, il trasferimento dei rifiuti all’estero. È Giampiero Trizzino a rimarcare il concetto, chiedendo se l’emergenza non sia stata voluta proprio per andare sulla direzione degli inceneritori e della solita partita sui rifiuti.

Proprio su Gallitello, come spiegato da Valentina Palmeri, è la seconda volta che vengono stoppati impianti di tal genere sebbene proprio in quest’ultimo caso da parte sua e del collega Trizzino, nel chiedere gli atti non vi era nessun tipo di pregiudizio. Ma il risultato è noto, oltre alle singolari opposizioni nel ricevere i documenti richiesti, non è mancato il riscontro di lacune procedurali e i vizi. “A prescindere dalle posizioni politiche – chiosa – non si può essere a favore di questi impianti che oltretutto ( dovendo rispettare le normative europeee – ndr) non possono neppure rientrare nella pianificazione ”.

Giampiero Trizzino

Come spiegato da Enzo Favoino, presidente del Comitato rifiuti zero, si tratta di “un impianto camuffato, dove non è la digestione anaerobica il problema ma piuttosto la fase di gassificazione del digestato che viene presentato come un produttore di energia ma la quale in realtà si disperde”. Non è mancata da parte del coordinatore scientifico di Zero Waste Europe la disanima sui fallimenti della gassificazione non soltanto sul piano economico ma anche sull’aspetto propriamente “organizzativo”. L’obiettivo europeo (ma anche etico) è quello di creare una economia circolare, tendente al riciclo delle materie prime, materie oggi, importante per il 60 da altri paesi europei e non solo. Materie che oggi vanno in gran parte in discarica e che per tale motivo non possono essere recuperate creando, nel lungo periodo, un danno, considerato soprattutto che è già in corso a livello mondiale una progressiva diminuzione delle risorse, che presto non saranno sufficienti per tutti.  “L’obiettivo minimo del 65 per cento – sottolinea –  imposto dalla comunità europea non è un omaggio alla nostra coscienza ambientalista ma è una massimizzazione del riuso” e aggiunge “non dovete indietreggiare di un passo” tali impianti, fallimentari sotto molti profili e dannosi, “vanno spenti e tassati”.

L’impianto di Gallitello, intanto pare sia stato stoppato e la modifica al progetto (per il trattamento della parte organica) tecnicamente non potrebbe essere accettata. A chiudere la conferenza padre Giovanni Mucaria con un intervento punzecchiante: “Non sta a me giudicare con quali intenzioni sia stato fatto questo progetto… ma bisogna andare lontani dalla rapacità, lontani dall’interesse egoistico”.

La Solgesta, da qualche settimana, ha proposto una modifica del progetto, proponendo l’ingresso nell’impianto dei soli rifiuti organici. Un’altra contraddizione considerato che il progetto iniziale era stato spacciato come un impianto per le biomasse e che i vari rifiuti, di altro genere ( pneumatici, indifferenziati etc…) e per i quali era stata chiesta l’autorizzazione alla ricezione, erano stati propinati come un “giustificativo nel caso di un controllo in azienda” considerato che non sempre la differenziata da parte dei cittadini viene fatta in maniera corretta. Oggi, improvvisamente e paradossalmente per la società, questa “giustificazione” agli eventuali controlli sembra non occorra più ma dimentica che a Calatafimi sono in cantiere due impianti pubblici che soddisfano già il bacino di utenti del luogo.

La Conferenza, che ha visto una foltissima partecipazione, oltre a mettere in luce questi ed altri aspetti sulla gestione dei rifiuti a livello regionale, ha indirettamente evidenziato come troppo spesso debbano essere i cittadini autonomamente ad attivarsi e autotutelarsi.

 

Nata a Salemi, giornalista, ha studiato scienze politiche e delle relazioni internazionali. Crede nel giornalismo d’inchiesta e a quello di strada tra la persone e per le persone. Collabora con “Belice c’è” e ha fondato una rivista sull’eterno femminino. È stata corrispondente del Giornale di Sicilia e ha collaborato con Telejato e Report. Ama la politica, la natura e andare oltre le apparenze.

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