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Salvini: «Chiudiamo i porti!». Italia divisa a metà: accoglienza o speculazione finanziaria?

Salvini: «Chiudiamo i porti!». Italia divisa a metà: accoglienza o speculazione finanziaria?
13 giugno
10:25 2018

In queste ultime ore il popolo italiano è diviso in due. Chi è con Salvini, neo Ministro dell’Interno, e chi contro. Alla base dell’intricata questione vi è la decisione di chiudere i porti, evitando così l’ennesimo approdo di immigrati nelle nostre coste. Dopo il “no” di Malta, reazioni di sgomento ed indignazione sono scaturiti per non aver mostrato solidarietà per le 629 persone presenti sulla nave. Una vittoria invece e quindi anche un segnale per una possibile svolta per altri, che hanno interpretato tale decisione come un atto di forza da parte dell’Italia, troppo spesso lasciata sola in questo tipo di situazioni come anche confermato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.

Perché tanto stupore se per una volta è l’Italia a dire no? Quando invece tutti gli altri Paesi europei lo fanno da anni? Perché nessuno contesta l’atteggiamento di  Malta, la prima a rifiutare l’accoglienza all’Aquarius? Secondo le regole del diritto internazionale i migranti andrebbero accompagnati al porto di destinazione più vicino e sicuro per la loro incolumità. Ma è ormai consuetudine infatti per i “cugini” maltesi dirottare le navi Ogn giunte nelle proprie coste verso il “Belpaese”. Eppure dovremmo essere tutti uguali ed avere tutti gli stessi doveri, come sancisce la “Convenzione di Amburgo” secondo cui tutti gli stati costieri del Mediterraneo dovrebbero definire e garantire l’operatività di un’area, detta Sar (Ricerca e soccorso) in mare e coordinarsi tra di loro.

In parole povere ciò significa che se i migranti vengono recuperati all’interno della propria zona, ad esempio l’area SAR di Malta, dovrebbe occuparsi quest’ultima del soccorso e del salvataggio. Nella realtà però le cose vanno diversamente. Malta infatti pure avendo aderito alla Convenzione ed aver ottenuto un’area 750 volte più grande del suo territorio, non è riuscita a mettere in campo gli strumenti adatti per “pattugliarla” al meglio. Si può però verificare il caso in cui queste navi vengano intercettate in acque internazionali, quindi che non fanno parte né della zone di Malta né di quella dell’Italia. Cosa succede in queste situazioni? Si rivolgono tutti all’Italia. Perché? Perché Malta non risponde e quindi all’Italia non rimane altro che sobbarcarsi il tutto, dovendo rispettare non solo la Convenzione di Amburgo ma anche quella sui Diritti dell’uomo.

All’ “Aquarius” si aggiunge l’altro caso di approdo, da parte di una Ogn (Organizzazione non governativa) tedesca, la “Seufuchs”, con a bordo 119 migranti, la quale davanti parecchi giorni fa innanzi l’ennesimo (sembrerebbe) rifiuto di accoglienza da Malta, ha dovuto cambiare rotta (nonostante le cattive condizioni meteo) e dirigersi verso il porto di Pozzallo, in provincia di Ragusa.

Perché questa differenza tra l’Italia e gli altri paesi europei che da anni dicono “no” e chiudono porti e frontiere. La Spagna, osannata da più parti, alla fine ha deciso di accogliere l’Aquarius, sancendo in questo modo la vittoria di Salvini, il quale come in una partita di poker (è questo il paragone utilizzato più frequentemente in questi giorni), ha rischiato tutto, monitorando però la situazione da lontano (mai avrebbe lasciato morire 629 persone) e con cinismo è riuscito a dire di “no”, cosa che i suoi predecessori non sono mai riusciti a fare prima di lui.

Ma c’è un’altro dubbio sulla questione che riapre un dibattito iniziato lo scorso anno, quando come scritto dal quotidiano Libero e da The Independent , il leader dell’opposizione e del partito nazionalista maltese, Simon Musuttil, accusò apertamente di tradimento il governo maltese per aver sottoscritto un tacito accordo con Roma: “Roma e La Valletta avrebbero raggiunto un’intesa che prevede l’interruzione dell’arrivo dei migranti sulle coste maltesi in cambio della concessione dei diritti di sfruttamento petroliferi nel tratto di mare a sud-est della Sicilia, a metà strada tra questa e Malta”. Accordo confermato dal ministro degli Interni maltese Carmelo Abelae mai smentito da Bruxelles. A questo patto che vede lo scambio da parte dell’Italia dei migranti col petrolio si affiancano i dati: Dal 2015 delle circa 142.000 persone partite dalle coste nordafricane solamente 100 sono giunte a Malta. Due anni prima, nel 2013, Malta riceveva 2.008 migranti mentre l’Italia si faceva carico di circa 150.000 arrivi.

Da ieri circola sul web anche una statistica che vede Malta al secondo posto per l’accoglienza sui migranti. Come mai? semplice: quella statistica parla di accoglienza dei rifugiati non di immigrati in mare. I rifugiati sono coloro che hanno già ottenuto (dopo anni) lo ha ottenuto l’asilo politico perché fuggito da guerre, da persecuzioni omofobe o religiose. 

A quali dati bisogna attenersi dunque? A quella dei richiedenti asilo

Business, accoglienza, ipocrisia, solidarietà, razzismo? Di certo un po di chiarezza un guasta mai

Amante della scrittura, abile disegnatrice, scrive per “Il Giornale di Sicilia”. Si definisce una ragazza con la testa tra le nuvole ma con i piedi ben piantati per terra.

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