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Al festival delle Orestiadi lo zoo della mafia…di Filippo Triolo

Al festival delle Orestiadi lo zoo della mafia…di Filippo Triolo
22 luglio
11:09 2018

GIBELLINA – Il 19 luglio anche al Festival delle Orestiadi si ricorda Paolo Borsellino  con due spettacoli, il primo, “Parole d’onore” di e con Attilio Bolzoni e Marco Gambino ed il secondo, “Mala’ndrine….anche i re magi erano della ‘ndrangheta” con Francesco Forgione e Pietro Sparacino.

É come se gli spettatori visitassero uno zoo, si inizia infatti con le parole delle bestie in gabbia di Corleone a cui da voce uno strepitoso Marco Gambino, attore teatrale e cinematografico residente a Londra e per tale motivo poco conosciuto nel nostro paese.

Difficile chiamare uomini personaggi come Antonino Rotolo, Salvatore Riina, Tommaso Buscetta, Luciano Liggio, Gaspare Mutolo, Paolo Campo e  Michele Greco, esseri incapaci di esprimersi in italiano corretto ma senza alcuna titubanza a schiacciare un telecomando ed innescare un ordigno e quintali di tritolo. I mafiosi si raccontano, parlano d’amore, di donne, ( perché chiddu chi si fa cu’ i buttani, non si fa cu’ i mugghieri) d’amicizia di rituali, di famiglia e di religione.

Nello spettacolo, tratto dal libro edito Bur “ Parole d’onore” dello stesso Bolzoni si ride e ci si disgusta. L’ignoranza dei boss e la loro creatività nel coniare nuovi vocaboli come il “mafiare” di Michele Greco o la “sbirritudine“ di Riina rendono più simili questi personaggi a quelli ideati da Pif ne “La mafia uccide solo d’estate” e solo adesso ci rendiamo conto che quel  film è più realistico di quanto sembri. Non è la mafia dei colletti bianchi, è quella stragista dove i boss non sono altro che contadini e pastori; Sono un seconda elementare e sono un povero analfabeto… con queste parole si presenta ù  Zù Totò.  Ma con disgusto assistiamo alla cronaca, i clamorosi delitti di giornalisti, giudici e magistrati, le tante assoluzioni del Capo dei capi prima della pena definitiva, l’omertà dei familiari, di tanti comuni cittadini e persino della Chiesa. È la Sicilia raccontata dai mafiosi . “Un inventario folle . Una combinazione tra il delirio e la logica più implacabile, fra la paranoia e una spaventosa razionalità” descrive così, Attilio Bolzoni i loro discorsi, le loro parole: Parole d’onore.

Alle 21,15 inizia “Mala’ndrine” ideato dall’ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione che lo vede sul palco accompagnato dal comico Pietro Sparacino.

I due ci regalano uno spettacolo ironico e profondo; la platea ride alle battute del giovane ed apprende molte nozioni sulla ‘ndrangheta, scopriamo che è più potente, più radicata e ricca di Cosa Nostra. Dopo averci fatto rivivere le atmosfere dell’affiliazione impariamo che anche in quel rito ci si affida ai santi ed in particolare a San Michele Arcangelo, protettore della Polizia e degli ‘ndranghetisti. A seguire Pietro Sparacino, iena nel programma Mediaset, ci guida in un “simpatico” ‘ndrangheta tour, ci mostra come sono ben presenti le famiglie mafiose in tutti i continenti. Il finale è tragico, un pugno nello stomaco colpisce ogni spettatore.  Non potrebbe essere altrimenti, nonostante i toni leggeri e a tratti comici dello spettacolo è necessario finire con qualcosa di amaro.

La serata iniziata con bestie dietro le sbarre finisce con una porcilaia ad Oppido Mamertina  dove nel 2012 il giovane mafioso Simone Pepe diede in pasto ai maiali ancora vivo Francesco Raccosta. Gli occhi ormai sazi dei suini proiettati sullo schermo non se ne andranno facilmente dal ricordo degli spettatori.

FILIPPO TRIOLO

Nato ad Erice, sono uno studente del Liceo Classico “F. D’Aguirre”. Amo l’arte, la lettura,la cultura e lo spettacolo . Credo nel giornalismo culturale in un era dominata dalla cronaca nera.

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