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La tragedia greca torna alle Orestiadi e commuove gli spettatori

La tragedia greca torna alle Orestiadi e commuove gli spettatori
28 luglio
12:55 2018

GIBELLINA – Mercoledì 25, a distanza di molti anni, la tragedia greca è tornata  a far sentire la sua eco al Festival delle Orestiadi. Dovevamo assistere al saggio finale degli allievi del terzo anno dell’ ”Istituto Nazionale del Dramma Antico” di Siracusa; l’Edipo Re con la partecipazione dell’attore siciliano  Vincenzo Pirrotta. I ragazzi dell’INDA non si vedono, non ci sono, sul palco solo un leggio illuminato. Qualcuno dalla platea sussurra di aver sbagliato giornata, di voler assistere ad una tragedia non ad un monologo. Il partinicese Pirrotta sale sul palco, si scusa per l’assenza dei ragazzi, impegnati a Siracusa, ma tale circostanza non lo frena e da vita ad un reading teatrale dell’Edipo Re di Sofocle senza precedenti. Ecco dimostrata la grandezza e bravura dell’attore che non si arrende e diventa protagonista assoluto di una serata quasi improvvisata. Appena l’attore apre bocca, fra il pubblico cala un “religioso” silenzio, tutti veniamo trasportati dentro quel vortice che assilla e tormenta Edipo.  La presenza scenica dell’interprete, l’intensità espressiva e la variazione dei toni a seconda dei personaggi danno vita ai versi eterni del tragediografo greco.

Il testo non viene letto tutto, non ci sarebbe tempo, peccato però che vengano evitati gli stasimi, solitamente affidati al coro che commenta ed analizza la vicenda.

La storia di Edipo, da sempre considerata come la tragedia delle tragedie, continua, a distanza di millenni, a commuovere gli spettatori.

Si trema alle terrazza di Baglio Di Stefano a Gibellina, è vero, c’è freddo, ma soprattutto si trema ad ascoltare le tristi vicende del re tebano narrate dalla voce potente di Pirrotta.  Tanti gli spunti di riflessione di una tragedia che ancora oggi riscuote un enorme successo  e convince tutti : dalla fragilità umana alla volontà divina, dal rapporto madre-figlio al conflitto interiore, fino ad una pericolosa sete di conoscenza. È proprio a causa del suo voler conoscere che scoprirà di essere figlio e uccisore di Laio, figlio e marito della stessa donna,Giocasta e padre e fratello dei quattro figli.  La stessa voglia di sapere porterà al suicidio della moglie/madre ed all’accecamento dello stesso Edipo.

Pirrotta si soffermà poi su un monologo che l’attore definisce come uno dei più belli ed attuali, quelli del cognato Creonte che spiega la differenza tra governare e comandare. I due verbi non sono sinonimi, casomai contrari, precisa l’interprete ed invita l’attuale classe politica a capirne la differenza.

Alla fine, possiamo parlare di un successo, quello ottenuto dal solo Pirrotta. Uno spettacolo semplice,una lettura drammatizzata, un genere teatrale che in questi anni va forte visti i pochissimi costi ed i grandi risultati.  Forse non abbiamo assistito ad una tragedia greca, ma l’abbiamo ascoltata, compresa, amata e questo era l’intento: farla amare; Pirrotta c’è riuscito!

 

Filippo Triolo

Nato ad Erice, sono uno studente del Liceo Classico “F. D’Aguirre”. Amo l’arte, la lettura,la cultura e lo spettacolo . Credo nel giornalismo culturale in un era dominata dalla cronaca nera.

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