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Orestiadi: Stefano Accorsi conduce gli spettatori fin sulla luna… di Filippo Triolo

Orestiadi: Stefano Accorsi conduce gli spettatori fin sulla luna… di Filippo Triolo
12 luglio
18:00 2018

Direttamente da Roncisvalle, domenica 08 luglio, sono approdati a Gibellina ,in occasione del Festival delle Orestiadi , i paladini di re Carlo Magno: Orlando con un lungo seguito di altri cavalieri che riempiono le pagine dell’ ”Orlando furioso” dell’Ariosto portato magistralmente in scena da un immenso Stefano Accorsi.

L’attore, che con il cinema si è guadagnato due David di Donatello rivela alla platea accorsa dall’intera penisola, una predisposizione innata per il teatro, superiore a quella già mostrata per il grande schermo.

Lo spettacolo “Giocando con Orlando” nacque alcuni anni fa da un’idea dell’attore che scelse come regista e compagno sul palco Marco Baliani; a Gibellina però  viene proposto in veste inedita, è un assolo sempre diretto da Baliani che cura anche la scrittura del testo. Sì, perché Accorsi non si limita solo a recitare le originali ottave rime di Ludovico Ariosto ma le integra con quelle più ironiche e comiche del regista. E così il pubblico rispolvera ( o apprende ) le storie di Orlando, Rinaldo, Angelica, Astolfo, Bradamante, Ferraù, Sacripante e Ruggiero che si intrecciano in maniera vorticosa senza, però, mai confondere gli spettatori , che alla fine, dopo circa un’ora e mezza di spettacolo regalano ad Accorsi una standing ovation durata diversi minuti.

Accorsi è un vero e proprio animale da palcoscenico, cambia ripetutamente tonalità, fa sorridere, ridere, riflettere ed infine emozionare la platea merito soprattutto della dinamicità dello spettacolo. È  un monologo, ma mai statico, la gestualità, i movimenti dell’attore lo rendono uno spettacolo coinvolgete come pochi; il viaggio sull’Ippogrifo è poi formidabile. Grazie alla sua abilità teatrale, sulla luna non fa andare solo Astolfo ma l’intero pubblico pronto a ritrovare il senno che sulla terra si è perso. Versi ironici e quanto più attuali, quelli del XXXIV canto, che in questo clima turbolento dovremmo tutti conoscere, infatti l’Ariosto dopo aver elencato tutto ciò che sulla terra è stato perso e che adesso si riversa sulla luna, si concede queste parole “ Sol la pazzia non v’è poca né assai; che sta qua giù, né se ne parte mai” . Commovente il finale, sulle rive del Mar Mediterraneo assistiamo all’ultima battaglia tra i  maomettani Sobrì, Gradasso ed Agramante e i cristiani Orlando, Oliviero e Brandimarte; alla fine Orlando piange tre corpi sull’isola di Lampedusa, passato e presente non variano ,così come recitano i versi scritti dal Baliani  “ ch’ancor oggi altri corpi giaccion tra le onde”.  Prima dei calorosi applausi della platea un invito a leggere la versione integrale dell’Ariosto.

Grande soddisfazione per il presidente della Fondazione Calogero Pumilia e per il direttore artistico Alfio Scuderi,alla sua prima esperienza a Gibellina,che firma una stagione ancora più ricca delle precedenti. Dopo il primo spettacolo con Alessandro Haber, il Festival delle Orestiadi si conferma così un appuntamento imperdibile nella nostra isola.

FILIPPO TRIOLO

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