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Il cretto di Burri scenografia di un’opera teatrale. Un “viaggio” con Leo Gullotta e Claudio Gioè

Il cretto di Burri scenografia di un’opera teatrale. Un “viaggio” con Leo Gullotta e Claudio Gioè
08 agosto
17:00 2018

L’11 agosto alle ore 19,00 il GRANDE CRETTO DI GIBELLINA di Alberto Burri ritorna ad essere “scenografia”, per la prima volta dopo il suo ccompletamento, di una creazione teatrale per la chiusura delle Orestiadi 2018, con uno spettacolo inedito e itinerante in ricordo del Terremoto del 1968. Per l’occasione, il labirinto del Cretto di Gibellina è stato pensato come ad un luogo contenitore, un continente di tutte le città possibili e invisibili, agli spettatori come a dei viaggiatori in esplorazione nelle città del nuovo continente e alle attrici come alle singole città. Saranno le parole invisibili di ciascuna attrice a dar vita alle diverse città possibili. E gli spettatori, una volta esplorato fisicamente, con l’ascolto e l’immaginazione, il nuovo continente delle città possibili e invisibili, potranno scoprire forse di aver già incontrato o visitato in qualche modo alcune di queste città possibili: perché le città sono sempre un insieme di tante cose, di ricordi, di desideri, di segni, e sono certamente un luogo di scambio di parole e di memorie. Ci sarà un insolito Virgilio, conoscitore del continente delle città invisibili e possibili, ad accogliere il pubblico e a introdurlo al viaggio, Leo Gullotta. Mentre al termine del cammino ci sarà un viaggiatore d’eccezione del nuovo continente a congedare il pubblico, Claudio Gioè.

 Il Cretto:

Il Grande Cretto di Alberto Burri (1915-1995) ricopre con una coltre di cemento bianco le macerie della vecchia Gibellina (TP) distrutta dal terremoto nel gennaio del 1968. Come un sudario bianco, vela i resti di un passato cancellato in pochi attimi, si adagia sui cumuli di macerie, si incunea nei solchi che seguono le tracce dell’antico tracciato viario. Esso sublima, con la sua purezza scultorea, il tema della “distruzione” caro alla poetica dell’Informale, movimento cui Burri aderisce fin dalla fine degli anni Quaranta divenendo figura fondamentale nella compagine artistica internazionale del secondo Novecento.

Il Cretto è una grande opera di Land art composta da 122 blocchi di cemento, alti circa 1,60 metri, per 98.000 mq di superficie complessiva. I lavori di costruzione iniziano nel 1985 ma sono interrotti nel 1989, coprendo circa 70.000 mq a fronte dei 98.000 previsti dal progetto. In occasione del Centenario della nascita di Burri, la Regione siciliana, il Comune di Gibellina e la Fondazione Palazzo Albazzini Collezione Burri, decidono di completare l’opera senza eguali nel panorama artistico internazionale che viene consegnata nella sua interezza al pubblico nel 2015. Ad inaugurare l’opera completata sarà l’installazione Audioghost’68 di Robert Del Naja e Giancarlo Neri.

Il Cretto di Burri è stata scenografia e palcoscenico delle Orestiadi di Gibellina.

Il primo spettacolo teatrale in scena sul Cretto fu “Metamorfosi di una melodia” di Amos Gitai nel 1992. L’ultimo prima del suo completamento, nel 2010, “Vincer la sorte si deve” con la regia di Piero Maccarinelli.

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