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Orestiadi: Il ’78 di Marco Baliani colpisce il pubblico delle Orestiadi

Orestiadi: Il ’78 di Marco Baliani colpisce il pubblico delle Orestiadi
07 agosto
09:40 2018

GIBELLINA – È   il 9 maggio 1978, in via Caetani , nel centro storico di Roma, viene fatto trovare il corpo trucidato di Aldo Moro; lo stesso giorno all’alba, sui binari della stazione di Cinisi viene fatto saltare in aria il corpo esanime di Peppino Impastato. Una data storica quella da cui parte l’attore Marco Baliani in “Corpo di Stato”, lo spettacolo cult andato in scena per la prima volta il 9 maggio 1998 in diretta televisiva su Rai 2, che quest’anno ha emozionato il pubblico presente giorno 28 luglio al Festival delle Orestiadi. Di colpo, le luci si abbassano e  sentiamo quella telefonata, l’ultima delle BR,  al professor Franco Tritto, comunicano il posto dove si trova il corpo di Moro.  L’uomo, il politico, il professore ridotto barbaramente a corpo. Un corpo di Stato. Non è uno spettacolo solo su Aldo Moro, non ha la presunzione di esserlo, non si vogliono dare chiarimenti su quella morte preannunciata ed allo stesso tempo inaspettata.

A parlare dell’onorevole Moro già diversi spettacoli, film, libri e questo sarebbe un eccesso, un abuso. Ma Baliani, anche scrittore del testo, non vuole parlarci di quell’omicidio, quel che si sa è già stato detto, mentre la verità, quella, sarà difficile che venga a galla. L’attore, invece, ci parla di sé, si racconta in quello che si dimostra uno spettacolo difficilissimo, spietato eppure perfetto. È difficile parlare di Moro quando sei stato proprio ad un passo dal diventare brigatista. Quando magari i tuoi amici stanno esultando per il suo rapimento, quando senza la passione del teatro, forse, saresti stato uno dei probabili rapitori.

E sono frasi, come «Io, quel giorno lì, il giorno di via Fani, non ero triste» che ti fanno tremare, ti colpiscono forse un po’ ti indignano ma poi ti rendi conto che quella sul palco è la storia di una generazione divisa che molti nel pubblico hanno vissuto.

È la storia dei grandi nomi della DC, Andreotti, Moro, Mattarella in contrasto con giovani rivoluzionari, anarchici, di sinistra che nulla volevano avere a che fare con l’establishment politico dell’epoca. Alla fine non posso sapere quanti tra la platea hanno condiviso questo monologo ma di sicuro tutti lo abbiamo accettato, ascoltato con attenzione, apprezzato,merito anche dell’arte affabulatoria di un grande attore, tra i massimi esponenti del teatro di narrazione. La vicenda di Baliani è una storia che ti entra dentro, ti emoziona, ti spacca in due. L’attore 40 anni dopo quel fatidico ’78 non cambia orientamento politico, ma di certo, oggi, a parlare delle Brigate Rosse, di quegli anni, di Aldo Moro, soffre e si vede. Lo spettacolo lo turba e lo libera e lo stesso succede a noi che ascoltiamo commossi il racconto.  Alla conclusione siamo tutti vicini all’attore, sentiamo  il suo dolore in questo spettacolo, vorremmo fare qualcosa ma l’unica che possiamo fare è regalare una standing ovation come poche ed invitare ancora una volta gli italiani ad andare a teatro, perché solo un palcoscenico ti regala questi momenti.

 

Nato ad Erice, sono uno studente del Liceo Classico “F. D’Aguirre”. Amo l’arte, la lettura,la cultura e lo spettacolo . Credo nel giornalismo culturale in un era dominata dalla cronaca nera.

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