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Premio Stella: Un grido di pace da Gibellina in ricordo di Ludovico Corrao

Premio Stella: Un grido di pace da Gibellina in ricordo di Ludovico Corrao
03 Luglio
09:17 2019

E’ un forte ed intenso grido di pace quello che si è levato a Gibellina domenica 30 giugno nella splendida cornice del sistema delle Piazze in occasione del “Premio Stella della Pace Ludovico Corrao”. 

Una magica serata di gala voluta fortemente dall’amministrazione comunale ed ideata dall’assessore alla cultura, nonché vicesindaco, Tanino Bonifacio, serata  che ha chiuso magistralmente lo “Scirocco Wine Fest”, festival giunto alla terza edizione che si presta a diventare uno degli appuntamenti enogastronomici e non solo, più importanti della regione.

Ma ritorniamo all’incanto e all’emozione della serata aperta dalla presentatrice Vittoria Abbenate e dal ricordo del sindaco visionario e pacifista Ludovico Corrao. Sono proprio le sue parole che rimbombano al sistema delle Piazze, quelle interviste proiettate che scuotono gli animi degli spettatori, parole, pensieri quanto mai attuali che descrivono la condizione del Mediterraneo, frasi che fanno tremare “quello che mi addolora è l’aver trasformato il Mediterraneo in un mare di sangue, in un sepolcro” , e poi ancora “La Sicilia è terra d’accoglienza e la Terra Promessa per tutti”, “ La frontiera non deve essere un ostacolo ma un luogo da superare”…frasi che sono sicuro avrebbe ripetuto oggi più che mai con più tenacia, con più grinta, con più rabbia, con più dolore se solamente quel 7 agosto del 2011 non si fosse consumata la tragedia.

Dopo questi minuti emozionanti è stata la volta di un altrettanto commovente momento, le letture dell’attore Cesare Bocci. Dapprima però, un video ricorda i suoi grandi successi, uno fra tutti il personaggio di Mimì Augello nella storica serie di Montalbano e il pubblico applaude al saluto sentito ad Andrea Camilleri.

Bocci legge come solo un bravo attore sa fare, e legge brani di scritti di Ludovico Corrao come “Il sogno Mediterraneo”, poi emoziona con la “Preghiera laica” e “Solo andata” di Erri De Luca e la traduzione italiana della poesia “Casa” di Warsan Shire, versi forti e affilati come lame pronte a colpire il sentimento di ogni ascoltatore , “Nessuno lascia la propria casa a meno che casa sua non siano le mandibole di uno squalo” e ancora  “dovete capire che nessuno mette i suoi figli su una barca a meno che l’acqua non sia più sicura della terra”. L’omaggio di Bocci finisce con un video girato durante la sua missione in Uganda con Save the Children.

Un Premio dedicato ad un tessitore di trame mediterranee, ad un amante del dialogo tra le culture come Corrao, non poteva che essere assegnato ad una ONG, un’organizzazione non governativa come “Medici senza Frontiere”, fondata quarantotto anni fa ma in Italia solo dal 1993 , già Premio Nobel per la Pace nel 1999, che da decenni si dedica al soccorso sanitario e all’assistenza medica nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non è garantito, un’organizzazione che opera nella massima discrezione senza fare alcuna differenza di ideologie politici e religiose,  perché “Siamo persone che aiutano persone senza frontiere” , queste le parole Annalaura Anselmi, direttore della raccolta fondi di Medici Senza Frontiere nel ricevere il premio, una targa consegnatale dalla giuria presieduta dalla dottoressa Francesca Corrao , che legge la motivazione della premiazione, dal presidente della Fondazione Orestiadi Calogero Pumilia e dal Vescovo Domenico Mogavero che afferma chiaramente “Gridiamo forte i nostri valori per contrastare voci che non ci appartengono”. Oltre alla targa l’organizzazione non governativa riceve dall’amministrazione ma anche dalla Cantina Tenute Orestiadi un premio in denaro.

Prima di dare spazio alla bellissima voce di Paola Turci, che ha allietato per una mezz’ora regalandoci i brani più famosi del suo repertorio, le parole dell’assessore Bonifacio, il grande organizzatore della serata che lancia un messaggio intenso “Malgrado il mare in tempesta c’é sempre un approdo” e poi, in chiusura, parole che fanno “esplodere” un fragoroso applauso “moriamo nudi…non ci portiamo niente, l’unica possibilità è quella di rimanere esseri umani”.

Ed è questo il grido di pace che si è levato quella sera…rimaniamo esseri umani.

 

 

 

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