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Quella “erezione” del Tempio G che stimola Sgarbi: sensazionalismo dello spreco o…

Quella “erezione” del Tempio G che stimola Sgarbi: sensazionalismo dello spreco o…
22 gennaio
12:38 2018

Bisogna dare un grande merito al romagnolo Vittorio Sgarbi, nominato Assessore Regionale ai Beni culturali e Identità Siciliana lo scorso Novembre: Selinunte, insieme ai territori limitrofi, è tornata alla ribalta dell’opinione pubblica locale, nazionale ed estera.

Tra i più grandi parchi archeologici d’Europa e del Mediterraneo (270 ettari), il parco ospita i resti di una delle più floride e potenti città greche di Sicilia e di tutto il mondo ellenistico. Selinunte è stata per molti anni prigioniera di una mancata piena valorizzazione turistica, scientifica e culturale. Trovandosi in un territorio che purtroppo vive nelle continue emergenze di vario tipo, con uno Stato presente a singhiozzo, Selinunte con il suo parco archeologico è stata in parte soffocata nella realizzazione del suo reale potenziale di polo turistico attrattivo.

Carenti sono le infrastrutture per collegare Selinunte ai grandi centri amministrativi e turistici della Sicilia Occidentale come Palermo, Trapani, Agrigento. Come carenti sono i servizi di collegamento per raggiungere la piccola località balneare e archeologica di Marinella di Selinunte, così come assente è la gestione dal suo accesso secondario, situato nella località balneare di Triscina di Selinunte. La cura paesaggistica e la preservazione archeologica e naturalistica del sito faticano ad essere mantenute, e non esistono servizi di navetta o transfert regolari e garantiti che portino il turista a visitare gli altri centri di interesse culturale e turistico inclusi nel pagamento del biglietto del parco. Si sta parlando delle Cave di Cusa, situate a pochi chilometri da Selinunte e parte integrante del parco, e il Museo/Castello Grifeo e l’Area Archeologica Stretto, nella cittadina di Partanna, anch’essi inclusi nel “biglietto all-inclusive” che il turista paga per ammirare i templi e i ruderi selinuntini.

 

Manca persino il personale sufficente per la custodia sia per Selinunte che per le Cave di Cusa e che ha portato a chiusure anticipate i due siti nei giorni festivi . Nel mese di Novembre il direttore del parco archeologico, Enrico Caruso, ha dichiarato che non si dispone di «personale a sufficienza per aprire anche nel pomeriggio dei festivi. Si tratta di una vicenda annosa, resa più critica dal fatto che due custodi sono andati recentemente in pensione e non sono stati sostituiti. Speriamo di ricevere le somme necessarie per aprire nel pomeriggio dei festivi di dicembre. Quasi certamente rimarremo chiusi nei pomeriggi festivi dei mesi di gennaio e febbraio, quando notoriamente c’è minore affluenza di visitatori, per poi riaprire, almeno questa è la nostra intenzione, nei pomeriggi festivi dei mesi successivi».

Sarebbero quindi tanti gli interventi infrastrutturali e organizzativi da fare per rendere il Parco archeologico e la località di Marinella di Selinunte un luogo attrattivo ben inserito nei circuiti del turismo culturale e di massa.

Ma l’assessore Sgarbi (ri-)lancia l’idea di costruire da zero il maestoso, ma da secoli crollato, Tempio G. Non da semplice cittadino, ma da persona che rappresenta una carica istituzionale, cosa questa che conferisce un diverso peso alle parole da lui pronunciate. Un’idea che paventa l’ ennesima “cattedrale nel deserto” di cui il territorio e la Regione Siciliana potrebbe fare a meno.

I resti di quello che oggi viene denominato semplicemente Tempio G, sono oggi quel che rimane di uno dei templi più grandi del mondo greco, probabilmente dedicato a Zeus, o Apollo. Già negli anni di maggior splendore di Selinunte, tra il VI e V secolo Avanti Cristo, il Tempio G era un cantiere in costruzione, con strutture incomplete e di diversi stili architettonici, mai ultimato a causa della distruzione della città da parte dei Cartaginesi. Si possono infatti visitare alle Cave di Cusa i resti dei cantieri di lavorazione delle colonne del tempio, abbandonati poco prima della distruzione della città.

Il Tempio infine subì la totale distruzione, probabilmente a causa di un terremoto che colpì la zona durante i primi secoli del medioevo, che ce lo ha consegnato con l’aspetto che vediamo oggi. L’unica colonna in piedi, chiamata dai selinuntini di oggi “fuso della vecchia”, è frutto di una ricostruzione recente.

Durante la conferenza “Selinunte ed il Consenso Geologico”, tenutasi recentemente al Baglio Florio, l’assessore Vittorio Sgarbi ha ufficializzato la sua intenzione di voler ricostruire il Tempio G, dichiarando di aver avuto diversi preventivi e che la posa delle prime colonne potrebbe essere fatta in pochi mesi, dal possibile costo stimato in 180.000 euro per ogni colonna.

Si può solo pensare cosa si potrebbe fare per il Parco, oltre che tutto il territorio limitrofo, se si potesse utilizzare il possibile investimento della messa in piedi di poche colonne per altri investimenti di valorizzazione del parco e di tutta la rete turistica del territorio.

Un esempio di sapiente utilizzo potrebbe essere il recupero della Necropoli Timpone Nero che ospita anche una struttura all’avanguardia, il CAM (Campus Archeologico Museale), situata a pochi chilometri dal parco archeologico, presso Triscina di Selinunte. Lo stesso Sgarbi ha potuto constatare, durante un sopralluogo insieme a dei tecnici effettuato durante i primi giorni di gennaio, che il sito è totalmente abbandonato e non custodito, antica necropoli diventata ora una discarica abusiva di materiali di vario tipo.

Bisogna inoltre tenere in conto che il tempio rimase incompiuto e,  in più,  non si può sapere con certezza quale fosse il suo aspetto originario. L’unico progetto possibile per il tempio G potrebbe essere una anastilosi.

L’anastilosi è un particolare tipo di ricostruzione che prevede la ricomposizione di edifici o porzioni di edifici distrutti, con l’utilizzo dei pezzi originali che si sono conservati, ricollocandoli esattamente dov’erano in origine sulla base di dati sicuri.

La Carta italiana del restauro del 1972, indica che sono ammesse solo le “anastilosi sicuramente documentate”, mentre la Carta di Venezia, redatta nel 1964, prescrive che “è da escludersi a priori qualsiasi lavoro di ricostruzione, mentre è da considerarsi accettabile solo l’anastilosi, cioè la ricomposizione di parti esistenti ma smembrate”.

Nel caso del tempio G di Selinunte, è possibile parlare di anastilosi documentata? l’immagine del tempio risollevato sarebbe fedele a quella che si parava dinnanzi allo sguardo degli antichi, abituati a vedere le colonne non come finestre libere sul paesaggio, ma come cornice della sacralità del luogo di culto?

Jean Pierre Houël, Rovine del tempio grande di Selinunte (1782; inchiostro, pietra nera e gouache su carta, 35,1 x 54,5 cm; Parigi, Louvre, Cabinet des Dessins)

Non sempre le anastilosi si sono rivelate rigorose, e spesso i materiali originali sono stati integrati anche con elementi di natura diversa come il caso del vicino tempio E, integrato con inserti in cemento armato.

Bisogna tra l’altro considerare che le rovine giacciono inerti da secoli, abbandonate all’azione del tempo e degli agenti atmosferici, che ne hanno comportato un’ulteriore rovina. Di conseguenza, se fossero rimesse in piedi, avrebbero ben poco a che vedere con quello che doveva essere l’aspetto del tempio prima del crollo.

Molti parlano della ricostruzione di un falso storico nato da un’impresa titanica per ripristinare solo un’ombra sbiadita d’un tempio incompiuto, forse da ritenere operazione avventata, arrischiata e, quanto meno, di dubbia valenza scientifica.

Difatti sono molte le voci che hanno criticato il progetto che era stato proposto già a partire dal 2011, quando lo scrittore Valerio Massimo Manfredi e lo stesso Sgarbi allora Sindaco di Salemi, si prodigarono di sponsorizzare e portare sulle bocche anche dei non addetti del settore. Il progetto fu sommerso dalle critiche di gran parte del mondo scientifico. L’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis parlò di “opera di regime fuori tempo” e Giuseppe Voza – che tra i vari ruoli è stato Direttore della zona Archeologica di Paestum e Soprintendente di Siracusa – parlò di “follia”.

A proposito dell’anastilosi degli anni Cinquanta del vicino tempio E, il luminare del restauro Cesare Brandi, disse: “anche se la ricostruzione fosse stata fatta in modo ineccepibile, senza quell’andare a tentoni sul modo di riempire le lacune, sicché il tempio si estende come un campionario di tecniche surrettizie per lo più dissennate, sarebbe stato ugualmente un errore averlo ricostruito: perché non si attenta alla maestà di un rudere che la storia, attraverso più di venti secoli, ci aveva consegnato rivestito di tale tragica bellezza, che niente occorreva di più, anche per un profano, per fantasticarlo quale fosse – giacque ruina immensa – quando era in piedi”.

Diversamente la pensa sul maestoso Tempio G l’Assessore ai Beni Culturali e l’Identità Siciliana, che a Dicembre, durante una mostra d’arte, ha affermato: “tutti mi chiedono se ho un’idea per la Sicilia. L’idea che ho è quella di aggiungere un’ottava meraviglia alle sette del mondo che già esistono. In Sicilia c’è il più grande Tempio greco d’ Europa ma buttato a terra, con i rocchi di colonne tutti giù. Si potrebbe tirarlo su ma non lo fa nessuno perché sono pigri e poi non saprebbero come fare”.

A queste parole provocatorie, tipiche del sensazionalismo di Sgarbi che piace tanto ai social, si potrebbe rispondere che l’Ottava Meraviglia c’è già; è l’immenso patrimonio culturale e archeologico che ci hanno lasciato i nostri antenati, che basterebbe valorizzare al meglio, preservando e rendendo fruibile quello che la Storia ci ha dato.

Dando qualche idea per stuzzicare la fantasia, si potrebbe cominciare riportando sul territorio per poterle esporre nei loro stessi luoghi di provenienza, le bellissime e famose metope di Selinunte, esposte a Palermo, nel Museo Archeologico Regionale Antonio Salinas. Il museo raccoglie infatti le metope asportate dai templi dell’antica città greca. Si tratta del complesso scultoreo più importante dell’arte figurativa greca d’Occidente.

Infine, per non dilungarci troppo, si potrebbe ad esempio investire sui giovani del territorio e le loro idee innovative in ambito tecnologico e della realtà aumentata, dando la possibilità ai turisti di poter godere di ricostruzioni virtuali e una maggiore interazione multimediale con tutto ciò che compone il Parco Archeologico, creando nuove opportunità di lavoro per le realtà locali.

A rendere ancora più scettici sulla realizzazione del progetto sono le intenzioni del suo alfiere e promotore, lo stesso Vittorio Sgarbi. In una intervista a “La Zanzara”, su Radio24, il critico d’arte ha dichiarato che per le elezioni nazionali del 4 Marzo sarà candidato con Berlusconi, che gli “ha offerto un seggio sicuro al Senato con Forza Italia“. Con una strategia politica simile alla candidatura siciliana, Sgarbi ha affermato che con l’ex Cavaliere ha un “accordo fatto“, continuando dicendo che “se Berlusconi vince  farò il ministro“.

Un’intenzione nemmeno tanto nascosta, visto quanto affermato a fine Novembre, appena nominato Assessore della Regione Siciliana. Difatti la sua candidatura in Sicilia è stata “il punto di partenza per le politiche e dunque questo mio impegno va letto in questo senso. Siccome il risultato nazionale è molto probabile che sia uguale a quello siciliano quindi e facile che a Maggio io possa fare il Ministro ai Beni Culturali. É questa l’unica circostanza che mi porterebbe a lasciare l’assessorato. se invece fossi eletto senatore sceglierei di restare assessore in Sicilia. questi sono i patti con Musumeci”.

L’opinione pubblica appoggerà il sensazionalismo dello spreco fine a se stesso e alla gloria di chi lo propone, o seguirà il filo logico della ragione, spingendo le istituzioni verso spese più oculate e mirate al benessere e allo sviluppo del territorio?

 

 

 

 

Antonino Mario La Commare

Laureato in Scienze Storiche a Roma, prosegue i suoi studi a Milano focalizzandosi sul Medioevo siciliano e mediterraneo. Curioso ed estroverso, amante dei libri e appassionato d’informatica, ha concretizzato la sua passione per i viaggi e le lingue collaborando con Rome2rio, azienda australiana specializzata nella pianificazione di viaggi. Adora ascoltare musica in lingua siciliana e suona il sax-alto.

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