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Lavoro,una possibilità per tutti: Paola Gandolfo racconta la sua esperienza

Lavoro,una possibilità per tutti: Paola Gandolfo racconta la sua esperienza
06 febbraio
11:17 2013

Il sapore amaro dell’integrazione dei soggetti con disabilità nel mondo del lavoro: analisi sociologica del fenomeno tra risorse e pregiudizi

Il mio lavoro di tesi comincia da due presupposti fondamentali: il primo è che tutti gli uomini hanno dei limiti, il secondo che la disabilità non è e non può essere vista come un problema che interessi solo alcuni soggetti. Ritengo invece che la disabilità coinvolga tutti, essendo questa riconducibile alla più ampia categoria della difficoltà. Infatti, nessuno può affermare di non avere limiti in quanto tutti gli esseri sono limitati: il limite è un elemento assoluto, valido per tutti. Conscia di ciò, mi sono chiesta: perché quando pensiamo a chi ha un limite, ci viene in mente solo un estremo (il disabile) e non l’essere umano nella sua globalità? Perché la maggior parte delle persone guarda l’individuo disabile come al soggetto bisognoso di aiuto, quando tutti hanno bisogno di aiuto? La differenza sostanziale sta nel modo in cui ognuno di noi risponde al limite; in una società come la nostra, caratterizzata dal produttivismo sfrenato, dalla competizione, il dibattito incentrato sul limite può risultare impopolare. Il concetto vincente nella società contemporanea di “bellezza”, associato a quello di “forza”, “salute”, etc., finisce con l’escludere quelle persone che si oppongono a questi canoni, semplicemente perché diversi da essi, non meno capaci, soltanto diversi.
Dunque, andare in bicicletta o in carrozzina, stare più in basso, sperimentare i vantaggi della “debolezza”, senza essere succubi della retorica della forza, è una ricetta di cui il mondo ha bisogno. Dunque, l’handicap non è un dato in sé, ma il frutto sociale di condizioni ambientali svantaggianti, emarginanti, che creano difficoltà e che per questo andrebbero abbattute e superate. Ad esempio, se un disabile vuole intraprendere gli studi ma le facoltà hanno al loro interno barriere architettoniche o barriere culturali, l’ostacolo diventerà il limite che porterà quest’ultimo al non poter fare; la stessa cosa vale per l’ambito lavorativo, familiare e sociale.
Dalla mia indagine è emerso che la legislazione antidiscriminatoria, a partire dalla Legge 12 Marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, ha comportato delle trasformazioni nell’atteggiamento verso le persone con disabilità. Tuttavia la legge non è sufficiente, senza l’impegno costante da parte della società e la partecipazione attiva delle persone con disabilità nell’affermare i propri diritti.
La sensibilizzazione pubblica è indispensabile per sostenere le misure legislative necessarie a favorire l’inclusione di quest’ultimi nel mondo del lavoro. Molte, ancora troppe sono le persone con disabilità che in questo fazzoletto di terra, quale è la Valle del Belice, vivono abbarbicati alla logica dell’assistenza.
Le motivazioni di fondo che mi hanno portato ad avviare uno studio sull’inserimento nel mondo del lavoro per le persone con disabilità, sono state sia personali che sociali. Da un punto di vista personale, io stessa sono una ragazza diversamente abile, la quale sperimenta personalmente sulla propria pelle le varie barriere fisiche, culturali e pregiudiziali che, in molti casi, rallentano il libero processo di coscientizzazione e socializzazione. Nello stesso tempo, da un punto di vista sociale, mi sono chiesta perché vi sono delle differenze nell’inserimento nel mondo del lavoro tra i ragazzi diversamente abili che vivono al Nord e l’inserimento nel mondo del lavoro dei ragazzi che vivono al Sud; infatti leggendo le varie riviste, ascoltando l’esperienza di molti amici disabili che vivono al Nord, è del tutto evidente come sia più semplice per loro, inserirsi nel mondo del lavoro e in tutti i campi: da quello professionale a quello manageriale o educativo. Perché tale differenza? Forse loro sono più bravi dei disabili del Sud? Più capaci? No, assolutamente no!
La differenza sta nelle risorse, sta nella differenza di capitale culturale che l’individuo ha a disposizione.
Io non sono un supereroe, i miei successi nello studio culminati in una prima laurea in Scienze dell’Educazione e una seconda laurea in Scienze del Servizio Sociale, sono semplicemente frutto di impegno e passione, la stessa passione con la quale ho fondato l’”Associazione Spazio Libero Onlus” di cui sono Presidente. Tuttavia, sono convinta che molti altri ragazzi e ragazze diversamente abili, possano raggiungere risultati pari o migliori dei miei e soffro molto vedendo, invece, una sorta di “pessimismo cosmico” nel modo di vivere dei ragazzi con disabilità nel mio territorio. Le risorse sono veramente poche, però è troppo comodo da parte nostra puntare il dito contro ciò che non c’è.
Mi auguro che altri ragazzi, attraverso la mia esperienza di vita, possano sentire un sussulto di speranza, passando così dal “Sopravvivere” al “Vivere”.
La disabilità è una sfiga? No, in fondo è una questione di consonanti: basta cambiarne una per far diventare sfida una sfiga! E le sfide rendono avvincenti la vita!

Paola Gandolfo

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