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Dai Lupercalia alla Candelora: la festa della purificazione e della fertilità

Dai Lupercalia alla Candelora: la festa della purificazione e della fertilità
02 febbraio
17:25 2018

Secondo la tradizione ebraica, ogni primogenito era considerato offerto al Signore ed era necessario che i genitori lo riscattassero offrendo un sacrificio, 40 giorni dopo la nascita, ne tempio. Secondo la stessa tradizione, una donna era considerata impura del sangue mestruale dopo il parto. Se la donna aveva partorito una femmina, questo periodo durava 66 giorni, ma se aveva partorito un maschio il periodo di impurità durava 40 giorni. 

Ai tempi di Gesù, il giorno della Presentazione al Tempio e quello della purificazione della madre caddero quindi, in simultanea, 40 giorni dopo la sua nascita, come “documentato” dal Vangelo secondo Luca, dando così vita a questa celebrazione.

Anticamente questa festa, come si legge su Borghimagazine, cadeva il 14 febbraio, ovvero 40 giorni dopo l’Epifania, e la sua denominazione (Candelora) deriva dalla festa pagana dei Lupercali, durante la quale si facevano delle grandi fiaccolate rituali. La somiglianza tra la festività pagana e quella cristiana non è solo nell’uso delle candele ma anche all’idea della purificazione, infatti, sia nel caso della purificazione di Maria, sia in quello del riscatto di Gesù, sia nei riti Lupercali, il vero protagonista è la purificazione, o benedizione, di candele e ceri, prima di accenderli e portarli in processione.

Fu papa Gelasio (492-496) che ottenne dal Senato l’abolizione dei riti pagani dei Lupercali, che furono sostituiti in toto dalla Candelora cristiana, mentre fu Giustiniano, nel VI secolo, ad anticipare il rito dal 14 al 2 febbraio, 40 giorni dopo il Natale.

Con il passare dei secoli la celebrazione della Candelora ha preso liturgicamente un aspetto mariano facendo prevalere la figura della purificazione di Maria sul riscatto del primogenito, mentre, secondo la riforma liturgica, la festa viene incentrata sulla figura di Cristo come primogenito del Padre.

Dopo la Candelora, i fedeli conservavano le candele in segno propiziatorio o di devozione cristiana. Infatti, la celebrazione della Candelora si conclude il giorno seguente, il 3 febbraio, giorno della celebrazione della memoria di San Biagio, durante la quale, in alcuni luoghi, si compie la benedizione della gola con le candele benedette il giorno precedente. Questo fatto sembra essere attribuito ad un miracolo compiuto dal santo secondo il quale avrebbe salvato dal soffocamento un bimbo, che aveva ingerito una lisca di pesce. 

A Salemi, il giorno 2 febbraio, che anticipa la festosa ricorrenza di San Biagio, le candele vengono portate da una chiesa all’altra.

 

La Candelora, però, corrisponde anche ad un’altra festa celtica, quella dell’Imbolc, che è proprio la festa di mezzo inverno. Imbolc infatti significa in grembo, una promessa quindi della primavera in arrivo. Le festività legate alla notte tra il 1 e il 2 febbraio sono in realtà moltissime e hanno però dei punti in comune che sono la presenza di una divinità materna e benevola, la presenza di un elemento luminoso che viene protetto e la purificazione proprio attraverso la luce. Del resto, questo pare proprio essere il periodo dell’anno in cui la luce nata nel Solstizio di Inverno comincia a manifestarsi e le giornate iniziano ad allungarsi lentamente, ma è una luce proprio tenue, come quella delle candele celebrate nella Candelora infatti!

A Catania la Candelora viene assimilata dalla festa di Sant’Agata del 5 febbraio e rappresenta una delle festività più importanti dell’anno.

Nella ruota dell’anno, la Candelora è una sorta di porta tra l’inverno,ormai al suo declino e l’imminente primavera.
E’ il periodo adatto ai riti propiziatori per attirare fecondità e fertilità, riti che saranno determinanti per l’annata agricola che sta per cominciare.
Questo passaggio contrassegna simbolicamente il transito dal “periodo oscuro” del calendario indoeuropeo contrassegnato dal freddo, dal buio e dalla morte dell’inverno verso il rinnovamento del cosmo che magnificamente si esprime con la primavera.Il più famoso detto popolare a riguardo infatti recita: “Quando vien la Candelora de l’inverno semo fora; ma se piove o tira il vento de l’inverno semo dentro.” Questo ad indicare appunto che se il giorno della candelora ci sarà bel tempo, la primavera è ormai alle porte.

La candelora probabilmente trae origine dai Lupercalia che si celebravano alle Idi di febbraio nella grotta detta Lupercale, posta presso il colle Palatino, laddove il pastore Faustolo avrebbe trovato Romolo e Remo allattati dalla Lupa. Qui venne eretto il più importante santuario del dio, nel quale i suoi sacerdoti (chiamati luperci) sacrificavano delle capre (simbolo di fertilità) e un cane (simbolo di purificazione). La carne veniva cotta e consumata durante un banchetto accompagnata da vino.

Poi, alcuni luperci si denudavano e con la fronte bagnata del sangue dei capri e vestiti delle pelli degli animali sacrificati, correvano attorno al colle (nucleo della primitiva città di Roma), colpendo con le februa (lunghe fruste di cuoio ricavate dalla pelle di capro e da cui deriva il nome del mese di febbraio) coloro che si trovavano a passare di là, in segno di fertilità.

 Se la persona colpita era di sesso femminile, si diceva che oltre alla prosperità e alla fortuna essa avrebbe avuto numerosi figli maschi, dono che i Romani consideravano molto importante, perché i figli, una volta cresciuti, avrebbero contribuito con le proprie braccia al lavoro dei campi, e quindi al mantenimento della famiglia.
All’epoca di Gelasio, che si mosse per affermare la religione cristiana e il primato vescovile di Roma la festa si era quindi tramutata in una specie di carnevale: partecipavano diversi cristiani e forse si tenevano anche spettacoli a sfondo erotico poi scemati nel tempo e da cui probabilmente ebbe origine il carnevale e la festa degli innamaroti.

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