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Vita, le elezioni politiche tra chi denuncia una democrazia a metà

Vita, le elezioni politiche tra chi denuncia una democrazia a metà
07 giugno
18:06 2018

VITA: Mancano pochi giorni al voto. Tredici i comuni della Provincia di Trapani chiamati a eleggere il proprio sindaco. I comizi volgono ormai al termine e mentre in molti Comuni si delinea un quadro chiaro su chi possa “accaparrarsi” la poltrona da primo cittadino, a Vita, l’esito delle comunali è ancora incerto.

Timida la campagna elettorale di Giuseppe Riserbato e la sua squadra, penalizzati dal non potere accendere un dibattito in piazza come è consueto in tali occasioni, hanno sfruttato il classico metodo del porta a porta, che nei piccoli paesi, oltre ad essere facilmente attuabile, porta dei risvolti positivi.

Nonostante le buone intenzioni dell’aspirante sindaco, la città è però divisa tra quattro componenti: chi è certo di voler votare il candidato e la sua lista; chi vota il candidato per evitare l’arrivo di un commissario; chi si astiene dal voto disaffezionato dalla politica; infine chi non andrà a votare per “ribellione” o disappunto.

Se da anni, in Italia, si portano avanti battaglie per affermare il valore del proprio diritto al voto, invitando i cittadini e concittadini a recarsi alle urne per rilanciare il quorum, questo è uno di quei pochi casi in cui una scheda elettorale vuota o nulla non esprime una “non preferenza” ma agevola l’unico candidato.

Come spiegato precedentemente, per potere ottenere la vittoria, Riserbato dovrebbe auspicare che vada a votare almeno il 50% +1 degli elettori. In tal caso qualsiasi sia la percentuale dei voti a suo favore, il candidato conquisterebbe la fascia tricolore e la lista “Uniti per Vita” occuperebbe tutti e 10 i seggi consiliari, stabilendo la maggioranza “assoluta” in aula consiliare, la quale rimarrebbe orfana di opposizione.

Da qui il disappunto segnalato da alcuni cittadini che vedono intaccati i princìpi democratici. Da un lato, infatti, volendo esercitare il diritto al voto, si sentono privati della possibilità di scelta andando a favorire il candidato; dall’altro, mancando i consiglieri di opposizione, lamentano l’assoluta mancanza di “controllo” sull’amministrazione e l’assenza di ogni dialettica democratica. In sintesi, i consiglieri eletti rappresenterebbero solo una parte del popolo vitese e mentre gli altri cittadini resterebbero senza rappresentanti politici.

Una questione di certo non facile e che mette in luce l’anomalia di una legge elettorale che tentando di favorire il processo democratico e dare comunque un sindaco ad una cittadina, in realtà preoccupa i cittadini, che invece ne denunciano l’effetto opposto. Alcuni preferiscono così affidarsi all’arbitrarietà del commissario che amministrerà la cittadina fino al prossimo turno elettorale, ossia tra 1 anno quando potrebbero esserci più candidati.

Non manca chi vorrebbe il funzionario prefettizio per scoprire alcune verità sulla gestione dell’ente nell’ultimo decennio (anche se le sue esso sostituirebbe solo gli organi amministrativi e non è dedito al controllo come avviene nei Comuni sciolto per mafia), e chi teme invece che possa arrivare un commissario poco affabile e che blocchi ogni iniziativa cittadina.

Una delle frasi che circolano in questo periodo è quella di coloro che dicono che non potranno andare a votare poiché impegnati con la comunione o cresima di nipoti e parenti.

Verrebbe da chiedersi: sarà colpa del prete se la gente non va a votare? Ovviamente no!

Astensionismo strategico o voto consapevole?

Come disse Jean Paul Sartre “Si è sempre responsabili di quello che non si è saputo evitare.”

 

Intanto il 5 giugno il sindaco uscente Fina Galifi ha salutato la cittadinanza donando l’importante opuscolo sul piano della protezione civile, utile a salvaguardare la propria vita durante le emergenze. Anche in questo caso pochi i cittadini presenti.

Nata a Salemi, giornalista, ha studiato scienze politiche e delle relazioni internazionali. Crede nel giornalismo d’inchiesta e a quello di strada tra la persone e per le persone. Collabora con “Belice c’è” e ha fondato una rivista sull’eterno femminino. È stata corrispondente del Giornale di Sicilia e ha collaborato con Telejato e Report. Ama la politica, la natura e andare oltre le apparenze.

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