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Salemi, Ciaravolo aveva prelevato benzina da un distributore. È davvero un suicidio?

Salemi, Ciaravolo aveva prelevato benzina da un distributore. È davvero un suicidio?
08 Febbraio
11:27 2019

Che il cadavere ritrovato la mattina del 5 gennaio in contrada  Canetici/Fiume Grande, nelle campagne tra Salemi sia di Francesco Ciaravolo è ormai un dato di fatto. Un macabro ritrovamento quello effettuato dai vigili urbani accorsi sul posto a seguito di una chiamata. Il test del Dna ha confermato l’ipotesi che si trattasse proprio di Ciaravolo, il promesso sposo che dopo avere dato forfait al suo matrimonio del 29 dicembre 2018, si era allontanato da casa senza farvi più ritorno.

I sospetti che si potesse trattare di Ciaravolo erano nati proprio dal modello dell’auto rinvenuta sul luogo incriminato: una mercedes dello stesso tipo di quella appartenente a Francesco, protagonista di una storia alquanto singolare. L’uomo, nei giorni seguenti il mancato matrimonio, secondo indiscrezioni, era giù di morale. Un malessere che lo ha portato a dire, ad un suo amico, di volersi dar fuoco.

Le immagini diffuse, oggi, dagli inquirenti ritraggono Ciaravolo, il 3 dicembre alle ore 10.40, intento a prelevare, con un bidone, del gasolio (o della benzina) da un distributore. Se prima non si scartava nessuna pista, per gli inquirenti si fa sempre più insistente l’ipotesi del suicidio.

video ciaravolo francesco

Il suicidio di tal genere è di certo tra i metodi più inusuali e più atroci ma non si esclude che in preda alla collera, per i debiti contratti e la gogna mediatica a cui è stato sottoposto, colto da un senso di impotenza abbia scelto tale via.

È pur vero che le parole proferite all’amico, possano essere state dette anche in un momento di sconforto, senza tuttavia che a ciò seguisse una corrispondenza nei fatti. Non è da escludere dunque l’ipotesi dell’omicidio. Intanto dall’autopsia disposta su quel che resta del corpo di Francesco, emerge che era vivo durante l’incendio della sua auto. I polmoni, danno prova – secondo quanto riportato il Gds – che aveva inalato fumo.

Cosa può essere accaduto resta ancora un mistero. Francesco potrebbe essere stato picchiato, strangolato, legato al sedile della sua auto oppure, oppure prima di suicidarsi pur di sopportare il dolore procurato dalle fiamme avrebbe anche tentato di avvelenarsi. Tutte domande a cui oggi non si è data una risposta.

Di certo l’impatto delle fiamme sul corpo umano,provoca una sofferenza estrema, poiché tutte le terminazioni nervose reagiscono al calore sviluppando un dolore reattivo nella sua massima intensità con una agonia lenta che va contro ogni istinto di sopravvivenza propria di ogni essere umano. Senza contare che chi vuole di suicidarsi, trovandone il coraggio, medita una morte quanto più rapida possibile.

Nel luogo del ritrovamento gli inquirenti hanno cercato qualsiasi dettaglio che possa rimandare a terze persone: cicche di sigaretta, orme, etc. Dal ritrovamento del cadavere però le indagini dei Carabinieri non si erano mai fermate ed avevano esplorato ogni dettaglio della vita dell’uomo. Inoltre erano state sequestrate le immagini di numerose telecamere di video sorveglianza lungo il potenziale tragitto che l’autovettura aveva potuto compiere per raggiungere l’appezzamento di terreno dove poi era stata rinvenuta.

In particolare i Carabinieri, costantemente coordinati dalla Procura di Marsala, hanno visionato ed acquisito i filmati delle telecamere dei distributori di benzina della zona. Proprio in un distributore di Gibellina, poche ore prima dell’ora presunta della morte, si è accertato che Ciaravolo aveva riempito di benzina una tanica in plastica, esattamente corrispondente a quella poi rinvenuta, ancora integra, nei pressi dell’autovettura. Il prelievo di benzina non conferma il suicidio ma lo avalla. Ciaravolo ha preso la benzina per se stesso o per una terza persona che lo ha attirato in quella zona con un tranello? I tabulati telefonici potrebbero essere fondamentali per ricostruire le ultime ore, come anche le eventuali impronte digitali sul bidone ma sulla vicenda vige il massimo riserbo.

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