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Educare i giovani alla legalità: sottoscritto Protocollo d’intesa tra il MIUR e la Fondazione “Rocco Chinnici”

Educare i giovani alla legalità: sottoscritto Protocollo d’intesa tra il MIUR  e la Fondazione “Rocco Chinnici”
18 novembre
18:20 2012

“Accrescere nei giovani la cultura della memoria, della legalità e dell’impegno”, è la finalità e il titolo del  protocollo d’intesa sottoscritto tra il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR) e la Fondazione “Rocco Chinnici”.
Il protocollo d’intesa, firmato a Roma l’8 Novembre 2012 dal Ministro Francesco Profumo e dal Presidente della Fondazione, Generale Antonino Rametta, ha l’obiettivo di promuovere un piano pluriennale di attività di sensibilizzazione e formazione dei giovani, volto a promuovere negli stessi, sulla base delle norme e dei valori della Costituzione italiana, la cultura della memoria, dell’impegno e della legalità.
Presenti, in occasione della sottoscrizione del protocollo, i figli del Giudice ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983, Caterina e Giovanni Chinnici, impegnati da tempo a divulgare la cultura della legalità tra i giovani.
Chinnici, entrò in Magistratura nel 1952 con destinazione presso il  Tribunale di Trapani. Fu poi pretore nella nostra cittadina di Partanna  per dodici anni, a partire  dal 1954.
Nel maggio del 1966 fu trasferito a Palermo, presso l’Ufficio Istruzione del Tribunale, come Giudice Istruttore.
Nel novembre 1979, già magistrato di Cassazione, fu promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo.
«Un mio orgoglio particolare» – rivelò Chinnici – «è una dichiarazione degli americani secondo cui l’Ufficio Istruzione di Palermo è un centro pilota della lotta antimafia, un esempio per le altre Magistrature d’Italia. I Magistrati dell’Ufficio Istruzione sono un gruppo compatto, attivo e battagliero»
Chinnici fu colui che inaugurò una nuova strategia investigativa, nella lotta mirata alla mafia, basata sul lavoro di squadra, sulla sinergia nelle indagini. Fu precursore quindi del pool antimafia, chiamando al suo fianco Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Strenuo sostenitore della legge Rognoni-La Torre, che introdusse il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e la possibilità di confiscare i beni ai mafiosi, fu il primo ad eseguire accertamenti patrimoniali nelle banche e a indagare anche su centri di potere e imprenditori in odore di mafia.
Il primo grande processo alla mafia, il cosiddetto maxi processo di Palermo è, tra l’altro la conseguenza del lavoro istruttorio svolto da Chinnici e dal pool di magistrati con i quali ha collaborato (Falcone, Borsellino, Di Lello, etc.)
Rocco Chinnici fu ucciso il 29 luglio 1983 con una Fiat 127 imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione in via Pipitone Federico a Palermo,  all’età di cinquantotto anni. Ad azionare il detonatore che provocò l’esplosione fu il killer mafioso Antonino Madonia. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall’esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico Stefano Li Sacchi.

Rocco Chinnici credeva nel coinvolgimento degli studenti nella lotta contro la mafia e spesso parlava nelle scuole sui pericoli della droga.
«Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi» – diceva – «fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai».
Per onorarne la memoria e proseguire sulla strada, da lui tracciata quasi trent’anni fa, la Fondazione dal 2003, è impegnata, come viene sottolineato nel protocollo, “in azioni volte alla promozione della cultura della legalità e di prevenzione dei fenomeni di criminalità e illegalità diffusa ed in azioni di sostegno alle istituzioni democratiche e in iniziative che favoriscano la partecipazione alla vita democratica e persegue tale obiettivo mediante attività permanenti che coinvolgono insegnanti e studenti in tutta Italia, attraverso corsi di aggiornamento, interventi con gli studenti, promozioni di convegni, elaborazione, produzione e diffusione di materiale didattico, gemellaggi, attivazione di progetti dell’unione europea attinenti alle tematiche della cittadinanza e della democrazia, creazione di reti di scuole a livello nazionale ed internazionale, promozioni di attività artistiche come spettacoli teatrali e concerti, organizzazione di mostre, offerta di orientamento didattico ad insegnanti e agli educatori.”
Il Ministero, da tempo, come ribadisce nel documento, si sta impegnando in un ampio e complessivo progetto di innovazione del sistema educativo per affermare, a livello europeo, il ruolo centrale assunto dall’istruzione nei processi di crescita e modernizzazione sociale. Tale progetto prevede percorsi educativi che partono dalla memoria e dall’approfondimento di momenti importanti della storia recente del nostro paese e coinvolge, in maniera integrata, il mondo delle Associazioni e i testimoni diretti di quanto avvenuto”.
Da questi intenti condivisi dal Ministero e dalla Fondazione, nasce l’impegno concordato e sottoscritto nel protocollo d’intesa di promuovere la cultura della legalità contro ogni forma di prevaricazione.
Il programma, come previsto dal protocollo, avrà la durata di tre anni.
Tra le tante attività per l’informazione, l’educazione alla memoria e l’impegno alla legalità che saranno definite da un apposito comitato, ci sarà quella di organizzare una giornata di commemorazione, il 19 gennaio, data di nascita del Giudice Rocco Chinnici, assumendo il mondo della scuola quale uno dei destinatari principali di questa giornata e prevedendo  le più ampie forme di coinvolgimento degli studenti e degli insegnanti sia nella preparazione che nella realizzazione di detto evento.

 

 

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