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Indagine statistica sulla fuga di “Cervelli Siciliani”

Indagine statistica sulla fuga di “Cervelli Siciliani”
12 gennaio
20:25 2013

Sono 40.281 i giovani siciliani che negli ultimi dieci anni hanno lasciato l’Isola verso destinazioni oltreconfine. Una vera e propria migrazione di massa del ventunesimo millennio che è costata alla Sicilia 5 miliardi di euro, andati in fumo perché a lasciare l’Isola sono giovani, tra i 20 e i 40 anni, che nell’Isola si sono formati e hanno studiato. A calcolare i costi ci ha pensato l’Ocse che ha tirato fuori la somma di 124 mila euro come il totale che lo Stato spende per consentire a un giovane di raggiungere il diploma in circa 13 anni di studi. A questi anni vanno ad aggiungersi i cinque anni (nella migliore delle ipotesi) che occorrono per conseguire la laurea. Il costo totale va a moltiplicarsi al numero dei siciliani, 40.281, che sono andati via negli ultimi dieci anni. Soldi investiti in formazione e istruzione che vanno altrove, rispettando il copione del “cervello in fuga” che dopo aver conseguito diploma e laurea lascia il proprio paese andando a cercare fortuna altrove. Un danno economico al quale si dovrebbe aggiungere anche la perdita di competitività del nostro sistema produttivo che deve fare a meno dei suoi cittadini più attrezzati. Soltanto nel 2011, secondo l’Aire (Anagrafe italiana dei residenti all’estero), il flusso dei giovani siciliani tra i 20 e i 40 anni che nel 2011 hanno lasciato la Sicilia per trasferirsi all’estero è stato di 2.418. E questi sono numeri che certamente si potrebbero raddoppiare considerando il fatto che ad iscriversi all’Aire sono obbligati tutti i cittadini che trasferiscono la propria residenza all’estero per periodi superiori a 12 mesi oppure quelli che già vi risiedono, sia perché nati all’estero che per successivo acquisto della cittadinanza italiana a qualsiasi titolo. Nel calcolo non vanno compresi quei giovani, sicuramente tantissimi, che vivono all’estero per periodi determinati, come ad esempio i ricercatori con contratti a scadenza che non cambiano definitivamente residenza in attesa di una situazione lavorativa più stabile. Sulle cause che spingono i siciliani a trasferirsi fuori non ci sono dubbi: quella principale è la mancanza di lavoro. Di certo non si può dire che c’è un esubero di talenti in Sicilia. Anzi, secondo gli ultimi dati dell’ufficio statistica del Ministero dell’Istruzione, università e ricerca scientifica, i ricercatori nelle università siciliane sono in tutto 1.96,1 contro i 4.701 del personale tecnico-amministrativo sia di ruolo che non. Un dato che lascia riflettere sulla gestione della ricerca sia in Italia che in Sicilia. Inoltre secondo l’Istat, negli ultimi dieci anni, è quasi triplicato il numero dei giovani laureati italiani che ha lasciato il Paese verso mete più appetibili, mentre è diminuita l’emigrazione italiana classica, quella fatta di lavoratori con appena la licenza media. Le principali mete dei “cervelli” italiani sono Germania, Svizzera, Regno Unito e Francia, che ne “assorbono” il 44%. Fuori Europa, i giovani sono attirati da Stati Uniti e Brasile. Ma dietro la partenza di ogni giovane c’è anche una motivazione personale, al di là della mancanza di lavoro, quella che fa riferimento alla voglia di fare nuove esperienze per potenziare il proprio background.

(Fonte: Siciliano.it)

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