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Le parole del Vescovo Mogavero sull’ennesimo dramma degli immigrati

Le parole del Vescovo Mogavero sull’ennesimo dramma degli immigrati
12 Maggio
19:04 2014
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Il Vescovo Mons. Domenico Mogavero

Per i trafficanti il mercato clandestino dei migranti é una miniera d?oro. Oggi piangiamo le vittime dell’ennesimo dramma consumato nel mare Mediterraneo dove i primi numeri diffusi ci ricordano la tragedia dell’ottobre del 2013”. Lo dice il Vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, dopo aver appreso i primi particolari del barcone affondato a sud di Lampedusa e del quale sono in corso le operazioni di salvataggio dei superstiti. Monsignor Mogavero – che della Conferenza Episcopale Siciliana è il prelato delegato alle migrazioni – soltanto pochi giorni fa era intervenuto presso l’Università di Palermo, nell’ambito del II ciclo di letture e riletture sulla Sicilia e sul Meridione promosso dal professor Salvatore Costantino, per la presentazione del libro “Confessioni di un trafficante di uomini” di Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci. Mogavero, proprio in quell’occasione alla presenza del Rettore dell’Ateneo palermitano Roberto La Galla, ha suggerito una proposta: “Assistiamo impotenti agli sbarchi e alle tragedie, perché, allora, non dare la possibilità ai migranti di pagarsi un biglietto di viaggio e consentire loro l’ingresso nel nostro Paese tramite un sistema regolato con permessi temporanei?”. Mogavero ha ribadito, altresì, chenel campo delle migrazioni non è ammessa neutralità. Dobbiamo tentare una lettura culturale del fenomeno, meno che mai una lettura politica. I flussi migratori sono movimenti di massa che non si riescono a fermare neanche con le leggi, se qualcuno pensa che con l’operazione costosa “Mare Nostrum” riesce a frenare gli sbarchi sulle nostre coste, si è fatto i conti sbagliati”. Mogavero, ha fatto, altresì, accenno ai tempi lunghissimi per il riconoscimento dello status ai richiedenti asilo: “Sono necessarie più commissioni territoriali per i colloqui per ridurre le lunghe attese dei migranti. Così per come stanno le cose, se i migranti non vengono impegnati in attività dei centri d’accoglienza, li abituiamo all’ozio”.

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