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Orestiadi: ’68 e 2018 si incontrano nel “ La lunga notte del contemporaneo”. Testo a cura di Filippo Triolo

Orestiadi: ’68 e 2018 si incontrano nel “ La lunga notte del contemporaneo”. Testo a cura di Filippo Triolo
11 luglio
16:25 2018

GIBELLINA – Sono le 20:20, alle terrazze di Baglio Di Stefano si accendono i riflettori, la numerosa platea, accorsa da tutta la Sicilia e non solo, ammutolisce di colpo. Sul palco due ragazzi, Angelo Sicurella  e Igor Scalisi Palminteri , e una grande tela. Inizia così, all’insegna dell’arte la 37^ edizione del Festival delle Orestiadi.

Una serata, quella del 07 luglio, che si compone di quattro performances che ci trasportano dal 1968 al 2018, anni questi, con un fattore comune: il sisma. Il terremoto che distrusse la Valle del Belìce e quello di oggi, un terremoto mediatico e politico a discapito di migliaia di profughi che muoiono nei nostri mari.

Il primo spettacolo, “300gr” è una performance di pittura sonora, ogni passaggio di Palminteri si traduce in suoni, musica. L’artista inizia con colori cupi e tonalità di rosso, anche la musica è triste, profonda, non potrebbe essere altrimenti per il terremoto che ha distrutto Gibellina. Poi, di colpo, arriva la luce, un giallo accecante che abbaglia, assistiamo alla ricostruzione di un paese che è saputo risorgere dalle sue ceneri facendo dell’arte e della cultura il proprio emblema. Si finisce con un cuore umano ( il peso approssimativo di un cuore è proprio di 300gr)…quello che è servito allora per la ricostruzione e quello che servirebbe oggi per altri ovvi motivi.

La seconda performance è “Gold”, spettacolo di danza e musica, l’evoluzione delle varie epoche storiche per arrivare ad oggi, l’oro è il colore che regna, grazie all’uso delle coperte isotermiche, usate per i migranti. Anche qui, la musica è triste, i passi del ballerino non comunicano alcuna gioia, anzi, gli spettatori tremano, soffrono provano tutte le emozioni che infondono gli artisti sul palco. Poi è la volta di Alessandro Haber, uno degli attori di punta della stagione 2018. Sul palco solo un pianoforte e le magiche note di Mario Bellavista; Haber inizia a recitare dalla montagna di sale, opera di Mimmo Paladino,  scenografia del “ La sposa di Messina”(1992). Haber interpreta brani di Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti e Allen Ginsberg. Prima però mostra una maglietta rossa e manda un “caloroso” saluto al ministro Salvini, il pubblico applaude. Bellissimo il messaggio lanciato, ”la poesia è un mondo”, solo la poesia riuscirà a vincere questo clima di violenza ed ignoranza. Infine, l’ultima performance è a cura della compagnia di Franco Scaldati, “Il corpo nostro è simile ad un giardino”, è un omaggio che la Fondazione ha voluto fare ad un artista che negli anni ha ricoperto anche il ruolo di direttore artistico. La comicità dei testi di Scaldati risuona tra le piante del Giardino degli odori. La stagione, dunque, apre nel miglior modo possibile; un’organizzazione impeccabile, uno spettacolo interessante ed un pubblico entusiasta che, sicuramente, non resterà deluso neanche dagli altri spettacoli.

FILIPPO TRIOLO

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