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Il business delle cave: sfruttamento o risorsa economica?

21 Gennaio
20:00 2025
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di Antonino M. La Commare

La Sicilia è una delle regioni italiane con il più alto numero di cave attive e dismesse, un settore che da sempre rappresenta una risorsa economica strategica ma che, nel tempo, ha sollevato interrogativi su sfruttamento ambientale, legalità e gestione sostenibile. L’estrazione di pietra calcarea, sabbia, ghiaia e materiali per l’edilizia ha sostenuto per decenni l’economia locale, fornendo materia prima per grandi opere pubbliche e private. Tuttavia, il settore è spesso al centro di polemiche legate a speculazioni economiche, mancato rispetto delle norme ambientali e infiltrazioni della criminalità organizzata.

Le cave attive oggi in Sicilia sono oltre 250, concentrate principalmente nelle province di Trapani, Agrigento e Siracusa. Il marmo di Custonaci, la pietra di Modica e il perlato di Sicilia sono alcune delle eccellenze che hanno reso celebre l’estrazione siciliana a livello nazionale e internazionale. Tuttavia, dietro l’apparente prosperità del settore si celano problemi strutturali: l’assenza di un piano regolatore chiaro per le attività estrattive, il mancato recupero ambientale delle cave dismesse e un sistema di controlli spesso inadeguato.

Uno dei nodi più controversi è la gestione delle cave dismesse, spesso lasciate in stato di abbandono, con impatti devastanti sul paesaggio e sull’ecosistema circostante. Le normative prevedono che le aziende estrattive debbano presentare un piano di recupero ambientale, ma nella pratica molte aree una volta sfruttate restano inutilizzate e degradate, senza alcuna riqualificazione. La presenza di enormi crateri artificiali, bacini di scavo abbandonati e terreni inquinati rappresenta una delle principali criticità per le amministrazioni locali.

Il problema della legalità nel settore estrattivo siciliano è un altro aspetto da non sottovalutare. Nel corso degli anni, diverse inchieste hanno rivelato il coinvolgimento di organizzazioni criminali nella gestione di alcune cave, con il controllo degli appalti e l’imposizione di pratiche illecite a danno delle imprese regolari. Inoltre, il fenomeno dell’escavazione abusiva è ancora presente, con attività non autorizzate che sottraggono risorse senza alcun rispetto per l’ambiente e la sicurezza.

Negli ultimi anni, alcune aziende hanno intrapreso un percorso di innovazione e sostenibilità, investendo in tecnologie di estrazione meno invasive e in programmi di compensazione ambientale. Progetti di riconversione delle cave dismesse in aree naturali, parchi o riserve stanno cercando di ridare valore a territori altrimenti compromessi. Tuttavia, il cammino verso una gestione responsabile e sostenibile è ancora lungo e necessita di un maggiore impegno istituzionale.

Il futuro del settore estrattivo in Sicilia dipenderà dalla capacità di bilanciare sviluppo economico e tutela ambientale. Una pianificazione strategica, controlli più rigidi e incentivi per il recupero delle aree degradate potrebbero trasformare il settore delle cave da problema a risorsa, garantendo un uso sostenibile del territorio senza comprometterne la bellezza e la biodiversità.

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